Terre del Reno
27 Settembre 2018
Nel processo per la morte degli operai Cavicchi e Ansaloni discusse le posizioni dei tecnici Govoni e Fipertani e del legale rappresentante dell'azienda Ennio Manuzzi. Di nuovo in aula a febbraio

Crolli alla Ceramica San’Agostino, per le difese non ci furono responsabilità

di Daniele Oppo | 2 min

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Sant’Agostino. Si tornerà di nuovo in aula a febbraio per l’ultima arringa difensiva e, forse, per la sentenza nel processo (con rito abbreviato) per i crolli alla Ceramica Sant’Agostino, avvenuti durante il sisma del 20 maggio 2012 e che costarono la vita ai due operai Nicola Cavicchi e Leonardo Ansaloni.

Mercoledì mattina, intanto, sono state discusse le posizioni di Ennio Manuzzi, titolare dell’azienda, e dei tecnici Andrea Govoni e Andrea Fipertani (la posizione dell’altro tecnico imputato, Bruno Formigoni, verrà discussa nell’udienza di febbraio). Per tutti le difese (avvocati Filippo Sgubbi e Riccardo Caniato per Manuzzi e Fipertani) hanno provato a dimostrare al giudice Piera Tassoni l’assenza di responsabilità.

Govoni, in particolare, perché era incaricato solo di reperire i permessi per costruire, Fipertani e Manuzzi perché a loro carico non vi era un obbligo normativo di adeguare il capannone, costruito nel 1987, né di prevedere il rischio di tipo ‘ambientale’ (come quello sismico) oltre a quello ‘tecnico’ legato al tipo di lavoro svolto dagli operai. Tali obblighi, secondo la posizione delle difese, sarebbero sorti soltanto dopo il tragico terremoto emiliano del 2012, con un’adeguamento della normativa.

Gli imputati sono tutti accusati di omicidio colposo e per loro il pm Ciro Alberto Savino ha chiesto una pena a 4 mesi di reclusione. L’impianto accusatorio è molto simile a quello del processo per i crolli alla Tecopress di Dosso, finito con l’assoluzione per i progettisti e la condanna per l’allora legale rappresentante dell’azienda e della responsabile della sicurezza. Una sentenza, quella, che è stata la prima – e finora unica – per i crolli da sisma in Emilia e il processo per il crollo alla Ceramica potrebbe costituire un primo banco di prova per testare la linea argomentativa seguita dal giudice Vartan Giacomelli.

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