ven 11 Mag 2018 - 62 visite
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Incontri miracolosi: Pontormo dal disegno alla pittura

Il pittore di soggetti devozionali a confronto con le sue innovazioni come ritrattista a Palazzo Pitti

di Maria Paola Forlani

La mostra Incontri miracolosi: Pontormo dal disegno alla pittura, aperta a Palazzo Pitti, Sala delle Nicchie, fino al 29 luglio, pensata e realizzata insieme al Paul Getty Museum di Los Angeles e al Morgan Library & Museum di New York, a cura di Bruce Edelstein, (catalogo Giunti).

Questa mostra evento presenta opere di eccezionale importanza, eseguite dal pittore Jacopo Pontormo, compreso uno dei più grandi capolavori, la Visitazione, raro tesoro proveniente dalla pieve dei Santi Michele e Francesco a Carmignano.

La sua opera come pittore di soggetti devozionali è qui messa a confronto con le sue innovazioni come ritrattista, entrambi rappresentati da lavori della maturità. I dipinti di questo periodo fecero di Pontormo uno dei maggiori pittori del suo tempo, scelto poco dopo di Michelangelo per eseguire dipinti tratti dai suoi cartoni e dai Medici come primo pittore della loro nascente corte. Sfortunatamente i tre grandi cicli di affreschi eseguiti dal Pontormo per i primi due medici – Alessandro e Cosimo I – sono stati distrutti e ciò rende difficile la comprensione dell’ultimo periodo della sua carriera e oblitera per la posterità la sua importanza come artista di corte.

I dipinti esposti in mostra rappresentano l’apice stilistico dell’ultimo periodo – la fine degli anni Venti – ben rappresentato dalle opere che sono giunte fino a noi.

La comprensione che abbiamo del Pontormo è stata anche oscurata dalla fonte più importante per la sua biografia e per la conoscenza dei suoi lavori: la Vita dell’artista scritta dal Giorgio Vasari nella seconda edizione dell’opera Le vite de’ più eccellenti pittori, scultori, et archittetori (1568). Vasari ha tracciato l’immagine di Pontormo come artista eccentrico, una caratterizzazione che ha esercitato grande fascino fino a oggi. Recenti studi hanno tuttavia condotto a riconsiderare profondamente tale rappresentazione e hanno stabilito che essa era in gran parte frutto della rivalità di Vasari nei confronti di Jacopo e di coloro che ne avevano raccolto l’eredità artistica alla corte medicea, Agnolo Bronzino e Alessandro Allori, come parte di una ponderosa campagna volta a ridimensionare la loro importanza e a consolidare l’egemonia vasariana come principale pittore di corte.

Come il comportamento di Pontormo si è rivelato di gran lunga meno stravagante rispetto a quanto si è a lungo creduto, così la maggior parte di ciò che veniva considerato insolito nei dipinti qui presi in esame si rivela invece come coerente espressione di un preciso intento artistico. Ciò può essere dimostrato con straordinaria chiarezza allorchè i dipinti sono messi a confronto con i disegni. L’importanza dell’opera di Pontormo come disegnatore per comprendere il suo lavoro come pittore è stata precocemente riconosciuta: in effetti, nel primo riferimento all’esistenza della Visitazione è anche descritto il solo disegno preparatorio superstite.

La Visitazione è considerata “misteriosa” anche in virtù della presenza di due figure femminili con lo sguardo direttamente rivolto allo spettatore. Le donne non sono menzionate nel Vangelo secondo Luca, la fonte biblica più completa per il concepimento e la nascita di Cristo, il solo a descrivere la Visitazione. Ѐ indubbio che la presenza di queste donne con i loro sguardi accattivanti sia stata determinante per il successo della composizione del Pontormo, un’invenzione estremamente originale volta ad attirare direttamente il devoto riguardante, trascinandolo nello spazio immaginario vissuto dalle sacre figure di Maria ed Elisabetta. Le figure sono disposte a rombo come le Quattro donne nude (Los Angeles, collezione privata) dell’incisione di Dürer, artista che esercitò profonda influenza su Pontormo.

Avendo scelto come ambientazione un paesaggio urbano, Pontormo affianca, dunque, alle due protagoniste sacre le rispettive ancelle, rifacendosi a una radicata tradizione visiva fiorentina. Uno dei primi esempi di questa idea compositiva compare nei mosaici del battistero di San Giovanni, il cui prestigio determinò la riproduzione e l’imitazione della sua decorazione da parte di artisti locali nel corso dei secoli.

Il Ritratto di Alabardiere, oggi conservato al Getty Museum di Los Angeles, è giustamente considerato come uno dei più bei ritratti del Cinquecento italiano ed è anche uno dei dipinti più discussi dalla storiografia, sia per la cronologia sia per l’identificazione dell’effigiato. Quando fu eseguito il ritratto? Chi si nasconde dietro l’enigmatica figura di questo giovane rappresentato nella sua vigorosa fierezza, vestito con aristocratica eleganza del bianco e del rosso dello stemma fiorentino, un costume impreziosito dalla una collana d’oro e da un medaglietta appuntata sulla berretta rossa (con la raffigurazione del mitico e mortale combattimento fra Ercole e il gigante Anteo), con la spada al fianco e appoggiato alla picca con cui sembra presidiare un bastione cittadino?.

Il disegno preparatorio a pietra rossa per l’Alabardiere, qui esposto, sembra appartenere a una fase intermedia nello studio del soggetto: scegliendo infatti un punto d’osservazione frontale per fissare anche gli aspetti che non si potrebbero cogliere da una prospettiva laterale, l’artista si concentra sull’abbigliamento, tralasciando di indagare i caratteri somatici del modello. Il foglio non ha dunque un intento ritrattistico, se non nei riguardi dell’abito.

Insieme all’Albardiere, nella Sala delle Nicchie, è esposto anche il Ritratto di giovane uomo con berretto rosso proveniente da una collezione privata londinese. Si tratta di Carlo Neroni (del quale poco si sa). Questo giovane fiero, vestito con estrema cura e assai misterioso nel suo gesto di nascondere (o svelare ?) nella giubba di pelle una lettera enigmatica le cui parole restano oscure.

Come “Scena di sacrificio” era identificato il quadro che è stato riconosciuto invece come Pigmalione, qui rappresentato, seguendo il racconto di Ovidio, mentre dopo la preghiera a Venere vede trasformarsi la sua scultura di avorio in donna viva. Si è ormai fatta strada l’ipotesi che si tratti di una pittura di Bronzino, allievo di Pontormo, frutto di una collaborazione fra i due. Ѐ tesi probabilmente corretta che la figura della giovane sia tratta dal disegno del maestro raffigurante Venere e Cupido, mentre è certo che l’allievo abbia rappresentato Pigmaliane prendendolo quasi esattamente da un’altra prova grafica di Pontormo, anch’essa in mostra, raffigurante San Francesco in preghiera, ed esegua per la Sacra Famiglia commissionata da Francesco Pucci per la cappella funeraria di famiglia in San Michele Visdomini.

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