lun 16 Apr 2018 - 1394 visite
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Attacchi in Siria. Pacifisti in piazza: “Siamo in pochi, terribile assuefazione alla guerra”

Sit-in piazza Municipale: “E’ il momento di rimetter in piedi un grande movimento pacifista”

di Mattia Vallieri

Rispetto della Costituzione “nata dopo due guerre mondiali e che afferma all’articolo 11 che l’Italia ripudia la guerra”, la richiesta al governo di “non partecipare né attivamente né passivamente nella guerra in Siria” e la volontà “di fronte a quello che sta succedendo di rimettere in piedi un grande movimento pacifista in Italia ed in Europa”.

Sono questi i messaggi usciti pressoché all’unisono durante la manifestazione in piazza Municipale (che ha raccolto circa un centinaio di persone, associazioni, sindacati e partiti politici di sinistra) contro l’attacco coordinato di Usa, Francia e Gran Bretagna in Siria definito “una violazione di uno stato sovrano e dei trattati internazionali”.

Ad aprire il sit in è Valeria Rustici: “Questo è un presidio contro la guerra utilizzata come strumento. Non parteggiamo per nessuno tranne che per i civili perché nelle guerre di oggi a morire sono per oltre il 90% persone comuni, di cui il 34% sono bambini. Le armi chimiche producono gli stessi effetti di quelle convenzionali e ripudiare la guerra, come scritto nella nostra Costituzione, non significa solo che non dobbiamo farla”.

La parola passa quindi alla segretaria di Rifondazione comunista Stefania Soriani: “Diciamo un deciso no alla guerra e chiediamo il rispetto dell’articolo 11 della Costituzione. Le parole del nostro presidente del governo portano ad una implicita giustificazione dell’attacco di Usa, Francia e Gran Bretagna ma noi chiediamo al governo di condannare questo attacco. Ricordiamoci di Vittorio Arrigoni che era a fianco dei popoli oppressi ed il suo messaggio ‘restiamo umani’”.

Molto duro anche Gilberto Sisini del sindacato Usb che definisce il bombardamento di Washington, Londra e Parigi “un attacco terrorista ed illegale perché solo l’Onu può decidere di intervenire in un paese sovrano”, invitando poi i presenti a ricordare “la provetta finta di Saddam Hussein e l’attacco in Libia che ha portato al caos: queste sono le conseguenze di questi interventi” e sottolineando infine che “la nostra posizione è pacifista militante perché siamo sempre al fianco dei sindacati siriani e se fosse per Usa, Inghilterra e Francia l’Isis avrebbe vinto”.

“Si è riaperto il gioco sul dominio del mondo e la guerra continua ad essere considerato uno strumento legittimo di fronte a quello che sta succedendo” dichiara Corrado Oddi del comitato Acqua pubblica, sostenendo che “tutto questo porta anche ad un restringimento della democrazia. Per questo è arrivato il momento di rimettere in piedi un grande movimento pacifista italiano ed europeo”.

Non manca anche il supporto dell’Anpi con il presidente provinciale Marco Ascanelli: “il 25 aprile celebreremo la fine di una guerra che ha distrutto mezzo mondo e dopo 70 anni siamo ancora qua a parlare di guerra. Sarebbe utile tornare a parlare di storia e dire che le guerre portano solo distruzione e morte”.

Secondo Katia Cardinale (Emergency) “è tristissimo incontrarci per parlare di pace che non esiste, che si pensa di perseguire attraverso le armi” ma “è ancora più terribile essere sempre in di meno, questa assuefazione alla guerra come se non ci riguardasse è la cosa peggiore: ognuno di noi ha la responsabilità civile di essere testimone di pace, la cui costruzione riguarda tutti noi. Come Emergency operiamo da molti anni in luoghi distrutti dalla guerra e noi tentiamo di ricostruire la speranza attraverso gli ospedali”.

Cita invece Bella ciao Marzia Marchi: “Una mattina mi sono svegliata, ed era ieri, ed ho scoperto che l’America aveva tirato delle bombe. Non abbiamo delle prove e quella a cui abbiamo assistito è stata una parata di muscoli, la stessa cosa avvenuta anche in Iraq. I tre paesi che hanno fatto questo attacco sono nazioni gangster ed è stato un pretesto dei poteri forti che hanno mandato un segnale ad un paese distrutto”. E ancora: “Insegno in una scuola con dei bambini che sono profughi siriani e mi viene da piangere al pensiero che l’occidente non sta facendo niente per loro. Il nostro governo deve dire di no alla guerra senza se e senza ma”.

A chiudere è Massimiliano De Giovanni di Arcigay e Mdp: “Affermiamo un rifiuto a tutte le bombe. Non dobbiamo essere dei servi muti e dei burattini perché non esistono bombe intelligenti, sotto le bombe muoiono dei civili. L’Italia deve dire di no alla guerra”.

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