Sab 7 Apr 2018 - 186 visite
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“In dieci anni si è trasformata la scuola con interventi senza paragoni”

Tra i relatori del confronto sulla scuola il segretario nazionale della Cgil Vincenzo Colla, della Flc Francesco Sinopoli e della camera del lavoro Cristiano Zagatti

Cristiano Zagatti, Hania Cattani, Vincenzo Colla e Francesco Sinopoli

di Martin Miraglia

Un incontro per riflettere sul futuro dell’istruzione pubblica alla luce dei risultati delle ultime elezioni politiche, della firma a breve del nuovo Ccnl del comparto istruzione e delle prossime venture elezioni delle Rsu che ha attirato una trentina di lavoratori del mondo della scuola.

È quanto ha organizzato la Flc, il comparto scuola della Cgil, venerdì pomeriggio al centro sociale Acquedotto di corso Isonzo alla presenza del segretario nazionale di Flc Francesco Sinopoli, di quello di Cgil Vincenzo Colla e del segretario territoriale della camera del lavoro Cristiano Zagatti.

È stato proprio Sinopoli, incalzato dalla segretaria provinciale della Flc Hania Cattani, il primo a prendere la parola ricordando come i nove anni trascorsi dall’ultimo rinnovo contrattuale siano stati la fucina di un cambio di paradigma del mondo della scuola: “Le condizioni di lavoro sono peggiorate e c’è stato un intervento sulla gestione del lavoro che non ha paragoni che ha spostato il potere della rappresentanza sindacale dai lavoratori alla dirigenza dentro un quadro che, soprattutto con la legge 107, ha trasformato la scuola da un modello che avevamo conosciuto con una forte missione a un modello molto diverso. Sono stati 10 anni lunghi in cui abbiamo fatto molta fatica ad esercitare la nostra funzione sindacale: questo rinnovo contrattuale si è dovuto confrontare con una dimensione totalmente nuova”.

Una dimensione nuova che però, secondo Sinopoli, la Flc ha cavalcato e si appresta a continuare a farlo: “Siamo riusciti a intervenire”, spiega, “reintroducendo una norma importante che stabilisce che la scuola non è un’azienda ma una comunità. In questo rinnovo abbiamo dovuto confrontarci principalmente con la 107 per arginarne gli aspetti più deleteri. Abbiamo definito un percorso che ci permetterà di definire prima della prossima trattativa per affrontare il tema delle professionalità, quello delle sanzioni disciplinari — abbiamo bloccato un tentativo devastante costituendo un luogo terzo per evitare che le sanzioni colpissero la libertà d’insegnamento — e il tema del rinnovo del contratto, perché questo scade il 31 dicembre e dobbiamo presentare le piattaforme ora”. Ora, rimane da tenere d’occhio lo scenario politico “perché in questa legge di stabilità dobbiamo verificare che le promesse siano supportate dai fatti”, soprattutto considerando che “siamo già proiettati verso una riapertura della trattativa. Vogliamo rilanciare subito e dobbiamo farlo in questo contesto politico disdettando il contratto per rifarlo subito”.

Il segretario nazionale della Cgil Vincenzo Colla si presta invece a un’analisi della confusione del presente: “Siamo dentro a uno scontro sociale, politico ed economico, di modello culturale, che nessuno sa come andrà a finire”, spiega. “Siamo passati da un modello liberista a un modello protezionista, solo che quelli che erano liberisti prima sono diventati protezionisti e non cambiano la loro cultura: al centro della loro testa c’è quasi un’impresa metaforica a cui consegnare il sistema economico e imprenditoriale dicendo ‘pensaci tu ad uscire dalla crisi’, consegnando anche la cosa pubblica”, continua Colla che poi tocca il tema del precariato: “Sia dentro a un tratto che porta a un auto-avvitamento. Il vero scontro è sulla redistribuzione della ricchezza. Con il vincolo delle ore di alternanza vincolanti fa sì che nel sud succeda di tutto, si va di fretta e ci si consegna alle imprese: abbiamo presidi che contattano amministratori delegati scavalcando tutto perché devono fare quelle ore, e se non riportiamo il controllo di questi processi andiamo a finire nell’imbuto: senza contrattazione si va all’impresa diretta, e la mia preoccupazione e che con l’alternanza un ragazzo veda l’impresa, finita la scuola gli venga fatto un tirocinio, poi un apprendistato, poi un tempo determinato per poi interromperlo e farne un altro. C’è un problema, con quest’idea di alternanza senza una nuova idea di mercato del lavoro gli instabili diventano precari, si allarga una bolla di lavoro povero senza rappresentanza e non regge la qualità dello sviluppo”.

Di diritti negati dalla mancanza di conoscenza parla poi anche Zagatti, ricordando un suo intervento in una scuola: “Sono stato invitato in un istituto tecnico per declinare l’alternanza scuola-lavoro a due classi di quinta”, ricorda. “È stato un bel confronto, erano ragazzi di 18 anni che avevano appena votato, ma non li ho travati come cittadini consapevoli. Non sapevano cosa fosse un contratto di lavoro, o il sindacato. Tutti noi facciamo parte di questa comunità educativa e anche noi come sindacati dobbiamo impegnarci, perché trovarsi di fronte a cittadini non pienamente consapevoli non più così infrequente.

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