mar 13 Feb 2018 - 1420 visite
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Carlo Piastra, il leghista con l’elezione in tasca che rifugge i riflettori

"Stiamo ricevendo riscontri positivi, la gente è arrabbiata e vuole cambiamenti"

Carlo Piastra (a destra) durante un volantinaggio

di Martin Miraglia

È coordinatore nazionale del movimento giovani padani, commissario provinciale della Lega bolognese, fa anche parte del consiglio federale del partito eletto l’anno scorso dopo essere stato incluso nella lista collegata a quella del segretario Matteo Salvini.

Tra le sue radici figura anche la segreteria della presidenza assembleare del gruppo Lega Nord presso la Regione Emilia-Romagna: il nome istituzionale con cui si indica Alan Fabbri. Carlo Piastra non potrebbe però esserne più diverso: a 33 anni è anche candidato nel listino del plurinominale della Camera che comprende Modena e Ferrara con il Carroccio, come prima della lista. Non ci sono preferenze, non ci sono voti disgiunti: ha di fatto l’elezione in tasca, che faccia o meno campagna elettorale.

Eppure, in tutto questo, le sue comparse pubbliche si riferiscono a qualche presenza a convegni sulla flat tax nel modenese e qualche incontro nel bolognese. Per il resto, la sua campagna elettorale è quasi riservata: quando il centrodestra ha presentato i candidati, lui era a fare un banchetto in una piazza di provincia. Se in politica un candidato che rifugge i riflettori per stare in mezzo alla gente appare bizzarro — la vulgata della disillusione ha mietuto le sue vittime, a ragione —, lui non solo non se ne cura, ma si troverà pure ad essere d’accordo, con tutti i ma del caso, con Franceschini.

“Il riscontro è molto buono, la gente ha voglia di cambiare, è contenta. Su Ferrara ho visto che la gente è arrabbiata perché su alcune tematiche il governo non ha dato le risposte che ci si aspettava. Penso alla Bolkenstein nella zona di Comacchio, che potrebbe essere una zona con molta attrattiva per quanto riguarda il turismo, che alla zona del cratere dove ci sono ancora una valanga di pratiche inevase e rimanevano nel limbo della burocrazia. Poi chiaramente la gente nei territori il primo problema che percepisce è quello della sicurezza. È lì che nel quotidiano sente il bisogno di un intervento importante”, è la prima cosa che dice quando lo incontriamo, uguale come le foto dei santini e dei manifesti, capelli arruffati e cellulare all’orecchio.

Una domanda è d’obbligo: perché Carlo Piastra è candidato nel ferrarese? “La scelta è stata del segretario federale, bisognerebbe chiederlo a lui. Magari ha valutato che in questa zona potessi dare una spinta in più su quello che è il discorso del contatto col territorio perché lo faccio da sempre, piuttosto che un Tonelli”, risponde subito. Poi continua con un’analisi un po’ più profonda: “Per noi è importante, come Lega, che il territorio esprima le proprie problematiche. Si lascia al territorio scegliere la propria campagna elettorale e io sono in appoggio, nel senso che quello che mi piace fare è stare a contatto con i militanti, sentire le loro istanze, calarmi nelle comunità locali. Salvini — lui lo chiama Matteo, ndr — ci ha dato delle indicazioni precise da questo punto di vista, di dedicarsi meno ai congressi e più alla gente. È anche la legge elettorale che porta poi a questo, dove non ci sono grandi nomi ma è il simbolo a fare la parte del leone”.

Concorda con le preoccupazioni degli alleati su una sostituzione etnica in corso sui territori a causa dell’immigrazione: “Non so serviranno trent’anni, ma rischiamo di perdere la radice del nostro essere. Ho girato molto la provincia e ci sono realtà molto caratteristiche: Terre del Reno è diverso da Bondeno e ha problematiche e tradizioni tutte sue. Rischiamo di perdere tutto questo e diventare una società massificata senza identità e più facilmente influenzabile dal commercio delle multinazionali”.

Fin qui tutto bene, quasi da candidato di seconda fascia — “però sono sempre i moderati quelli che poi prendono le decisioni”, mormorano i suoi sodali —, ma cosa distingue il programma di Carlo Piastra da quello della Lega? “Io sono insegnante di arti marziali, quindi per me lo sport è fondamentale. Cultura, poi. Penso che Ferrara ma anche Modena sono territori che meritano di essere valorizzati. Anche questo tipo di temi andrebbero valorizzati. La Lega si ferma sulla sicurezza, ma ci sono tante altre cose importanti: c’è la natalità, con la popolazione che invecchia e poche che vengono al mondo, e una politica seria che favorisca le giovani coppie o un’Iva agevolata per i prodotti per i bambini o affitti a tassi agevolati sarebbe utile. Anche perché se i giovani non trovano da lavorare perché viene dilazionata l’età in cui si va in pensione conseguentemente non fanno una famiglia e di certo non faranno figli. Sarebbe un disastro, perché si va a perdere anche l’identità del territorio”. Potrebbe essere la prima volta che un candidato del Carroccio non solo se ne ricordi ma citi la cultura pubblicamente. Glielo facciamo notare. “Grazie”, risponde ridacchiando.

Bene, allora che ne pensa dei cantieri per 24 milioni di euro messi in campo da Franceschini (quelli del Ducato Estense, ndr), è uno spot elettorale o ci si ritrova? “Tutto quello che va in favore della cultura è fondamentale, anche perché Ferrara ha una tradizione millenaria. È chiaro che quella di Franceschini è una manovra per acquisire qualche punto in più, ma ben venga: dal mio punto di vista non può trovare che favore un tentativo di rilancio del turismo. È una città che è stata spenta dal Pd e andrebbe riaccesa anche con attività culturali e non solo con la Spal: senza la cultura non vale neanche la pena di essere cittadini, nella cultura c’è identità”.

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