sab 13 Gen 2018 - 749 visite
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Sahid. Rimane solo la condanna per l’amico

Abbandonò in strada il giovane che poi cadde in un canale e morì di freddo. Assolti gli altri imputati che non lo soccorsero né provvidero a chiamare aiuto

Rimane solo la condanna per l’amico dopo il processo d’appello per la morte di Said Belamel, il giovane marocchino ucciso dal freddo mentre, abbandonato a se stesso, cercava di tornare a casa a piedi dopo una notte brava passata in discoteca.

I giudici della corte d’appello di Bologna hanno confermato la condanna a un anno e due mesi di reclusione arrivata in primo grado per Mounir Zouina, che abbandonò Said a se stesso, per fare ritorno in discoteca. Riforma della sentenza invece, con assoluzione, per Sandro Bruini e Paolo Nicolini – addetti rispettivamente alla sicurezza e al parcheggio della discoteca e condannati in primo grado a un anno – e per il tassista Paolo Campagnoli, che una volta arrivato davanti al locale si rifiutò di portare a casa Sahid a causa delle sue condizioni (il tribunale di Ferrara lo condannò a 6 mesi di reclusione, riconoscendogli le attenuanti generiche).

La morte di Sahid avvenne nel febbraio 2010, dopo che si allontanò da una discoteca in seguito a un alterco. Poco prima il suo amico Zouina aveva chiamato il taxi di Campagnoli che, vendendo le sue difficoltà nel tenersi in piedi, si era rifiutato di portare a casa il giovane marocchino stordito e reso quasi incosciente dall’effetto dell’alcol, suggerendo di chiamare il 118.

Ma Zouina, anziché accogliere il suggerimento, decise di prendergli il telefono cellulare e di proseguire la sua serata in discoteca, abbandonando l’amico a se stesso. Poco prima, secondo la tesi accusatoria, Bruini e Nicolini avevano già notato le condizioni in cui versava il giovane. Sahid poi si allontanò autonomamente a piedi, cadendo in una canale e riemergendo fradicio e infreddolito. Dopo essersi spogliato, provò a orientarsi per tornare in città – come dimostrano le ripreso dalle telecamere di sicurezza in via Colombo, a circa 700 metri – ma senza fortuna: venne trovato ormai in fin di vita alle 8 di mattina da una guardia giurata – la prima e unica persona a fermarsi per soccorrerlo – in zona Diamantina.

“Attendiamo le motivazioni della sentenza – commenta l’avvocato Gianluca Filippone, che rappresenta la famiglia Belamel, costituitasi parte civile – poi vedremo se fare ricorso per Cassazione”.

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