ven 13 Ott 2017 - 1119 visite
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“Sfruttati e abbandonati”, studenti contro l’alternanza scuola-lavoro

Sciopero nazionale. Il 30% ha sostenuto spese di tasca propria, il 40% ha aver ricevuto rispetto per i propri diritti, l’87% non coinvolto in attività lavorative

di Cecilia Gallotta

Gli studenti ferraresi hanno marciato per le strade della città, muniti di megafoni e striscioni, per lo sciopero nazionale contro l’alternanza scuola-lavoro. “O, come la chiama il mio professore di filosofia, l’alternanza lavoro-scuola”, grida sarcastico un ragazzo del liceo Ariosto.

Al terzo anno dall’uscita della legge 107 sulla Buona Scuola, che prevede 200 ore di alternanza per i licei, e 400 per gli istituti tecnici professionali, obbligatorie per poter accedere alla maturità, gli studenti si dicono assolutamente insoddisfatti: “Dovrebbe essere un’attività formativa presso aziende che ci introducano al mondo lavorativo – afferma Arianna della 5X del liceo classico – affiancata al percorso di studi. Ma dal Ministero non sono arrivate direttive precise su come la scuola deve approcciarsi e applicare l’alternanza”.

Così, “molte volte è diventata semplice manodopera gratuita, e altre volte un’attività per niente inerente col percorso: per esempio, a licei scientifici è stato chiesto di lavorare nel settore della ristorazione”. I casi più gravi si registrano a Monza, “dove due ragazze che facevano alternanza in un centro benessere sono state violentate dal proprio datore di lavoro”, e a La Spezia, “dove un ragazzo è rimasto schiacciato da un muletto”.

Altre volte gli studenti si sono ritrovati a pagare una quota di tasca propria, “come un ragazzo dell’Ariosto che è stato mandato all’università di Padova e la famiglia ha dovuto sostenere una spesa di circa 400 euro per trasporto e alloggio”.

E come lui “ce ne sono tanti”, riportano i ragazzi, che attraverso una piattaforma on-line hanno portato avanti un’inchiesta nazionale in cui tutti gli studenti d’Italia hanno potuto inserire le loro impressioni sull’alternanza scuola-lavoro. E se il 30% afferma di aver dovuto sostenere spese di tasca propria, il 57% dichiara di non aver intrapreso percorsi inerenti ai propri studi, il 40% di non aver ricevuto rispetto per i propri diritti, e l’87% vorrebbe essere semplicemente coinvolto in attività lavorative.

“Quello che chiediamo non è l’abolizione dell’alternanza”, chiosano all’unisono gli studenti, prima di marciare in un corteo composto da una quarantina di persone che da piazzale Dante è arrivato alla fine della mattinata in via Resistenza. “Crediamo davvero che potrebbe essere una buona attività formativa. Uno dei nostri obiettivi è creare uno statuto che tuteli gli studenti in stage, così da non trovarci più abbandonati a noi stessi e che non si verifichino più situazioni di sfruttamento o disuguaglianze. Semplicemente chiediamo che possa essere un’attività gratuita, formativa ed inclusiva”.

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