L’operazione messa a segno dalla squadra mobile di Ferrara, con l’esecuzione di 8 misure di custodia cautelare, è stata battezzata “Mandy Mandy”, dal soprannome di uno dei vertici del gruppo, il trentaduenne tunisino Fki Rami, arrestato a metà marzo (vai all’articolo). L’uomo era già finito nella rete della squadra mobile nel 2006. E proprio da quell’arresto presero le mosse gli inquirenti per risalire alla rete di spaccio. Rami (il cui vero nome è Hassen Sassi) viveva con una ragazza ferrarese, Mara Mantovani, madre di un bambino di 4 anni.
Secondo la ricostruzione fornita dal reparto investigativo della questura, al vertice c’erano Fki Rami e Mehrez Turki, 40 anni, tunisino (anch’egli arrestato nel 2006; uscito di carcere si era sposato con Glenda Cervellati, finita anche lei nell’inchiesta). I due prendevano l’eroina a Bologna, nella misura di circa 500 grammi la settimana, per poi dividerla tra vari pusher (50/100 grammi a ognuno) che la smerciavano sul territorio a 40 euro a dose. La particolarità della circostanza sta nel fatto che, insieme alla droga, ai pusher veniva consegnato una specie di “kit dello spacciatore”: oltre alla droga, gli veniva fornito un cellulare con una sim card che teneva in memoria già un pacchetto clienti da contattare.
A tradire gli spacciatori è stato il loro sistema di spostamento. Si rivolgevano infatti a clienti tossicodipendenti che li trasportavano per le vie della città e in alcune località della provincia come Portomaggiore e Argenta per vendere l’eroina.
Il primo a cadere nella rete tessuta dalla squadra mobile è stato Naser Jbeli Atemnia (detto “Samir” o “Fabio”), algerino di 21 anni, arrestato lo scorso febbraio insieme a Filippo Morona (vai all’articolo), ferrarese di 32 anni (per lui l’ordinanza dispone i domiciliari). È stata poi la volta di Mahdi Bouchaira (detto “Mido”), 30 anni, la cui area di azione era quella del Ponte di via Marconi, arrestato in una camera di albergo ad Argenta.
Tra i suoi clienti c’erano tantissimi giovani e anche un’insegnante di scuola superiore, barese di 25 anni, denunciata per aver favorito la permanenza in Italia del trafficante clandestino ospitandolo nel suo appartamento di Argenta.
Quanto a Turki, 40 anni, tunisino, arrestato al casello autostradale di Occhiobello lo scorso marzo insieme alla moglie (perché trovati con mezzo chilo di droga – vai all’articolo), è stato raggiunto dall’ordinanza cautelare mentre era già in carcere a Bologna. Alla coniuge, Glenda Cervellati, fino a quel momento ai domiciliari, è stata notificato l’ordine di cattura.
All’altra donna, Mara Mantovani, è contestato lo spaccio insieme al compagno, Fki Rami. Lei lo accompagnava – secondo le accuse – in auto agli appuntamenti. In alcuni casi con sé portava anche il figlioletto di 4 anni. Una “stranezza” che spesso gli stessi clienti le facevano notare. Lei rispondeva che non sapeva altrimenti dove metterlo. Proprio per poter accudire il figlio, il gip ha disposto per lei l’obbligo di firma. Rami invece è stato raggiunto dall’ordinanza di custodia in carcere all’interno della casa circondariale di Ravenna, dove era già detenuto.
Il cerchio si chiude con Chokri Ben Alì Ouled Abdessalem (detto “Bimbo”), tunisino di 29 anni. All’appello manca un ultimo pusher, al momento latitante, che potrebbe essere – questo il timore degli inquirenti – già fuggito dall’Italia.
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