Ven 6 Ott 2017 - 1675 visite
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Ferrara. La speranza si chiama Area industriale complessa

La Consulta economica della Provincia ha presentato il Patto per il Lavoro. Serve la spinta della Regione

Ferrara deve rientrare nei crismi dell’Area industriale complessa. È questa la conditio sine qua non per poter guardare con ottimismo il futuro prossimo. E questo è stato il fulcro attorno al quale hanno ruotato gli interventi – pochi – della Consulta economica della Provincia di Ferrara del Patto per il Lavoro di Ferrara tenutasi ieri in Castello.

La consulta provinciale dell’economia nasce dall’esigenza di avere attorno a un solo tavolo gli interlocutori istituzionali deputati a fare proposte e recepire indicazioni sui rispettivi ambiti di intervento. Non solo Ferrara, non solo un parte della provincia, ma l’intera “ferraresità” – in un ambito di ampio respiro – può pensare di contare qualcosa in ambiti regionali e nazionali.

Lo avevano chiesto infatti alla riunione precedente i sindacati confederali e la Provincia ha risposto in maniera positiva. Questo è stato possibile soprattutto alla luce di una primaria esigenza: far rientrare Ferrara e il suo territorio in una delle aree di crisi alle quali lo Stato può dare risposta.

Per capire quindi perché ieri si sono trovati attorno allo stesso tavolo comuni, associazioni di categoria, centrali di coperative, associazioni datoriali e sindacati bisogna risalire allo corso luglio, quando il viceministro all’economia Enrico Orlando si palesò in città per incontrare allora una ristretta cerchia di persone e proporre le proprie soluzioni per Ferrara.

La prima ipotesi di allora, inattuabile alla luce di un esame di realtà, voleva fare di Ferrara una Zes, Zona economica speciale, al pari delle zone più depresse del Meridione. Più agile e realistica, fece notare a suo tempo Morando, era puntare all’Area di crisi industriale complessa, status sufficiente e necessario per attuare programmi per la reindustrializzazione e/o la riconversione dei settori in crisi, la concessione di risorse finanziarie e aiuti per favorire gli investimenti e la realizzazione delle infrastrutture.

L’incontro di ieri quindi, inutile spiegarlo, rivestiva una importanza di un certo rilievo per le sorti ferraresi. Eppure, Tiziano Tagliani a parte, intervenuto in qualità di presidente della Provincia, in Castello si contavano appena quattro sindaci. E tra i tanti interlocutori pochi sono stati quelli a parlare.

Un fatto che non è passato inosservato a Massimo Zanirato della Uil, che parla di “un peccato”. Anche perché i sindacati, a livello unitario, sono intervenuti per bocca di Cristiano Zagatti della Cgil, che ha proposto un “riordino degli assetti istituzionali” per “migliorare la qualità dei servizi da erogare e creare un volano aggiuntivo per l’economia locale”.

Secondo Cgil Cisl e Uil “con le fusioni dei Comuni si potrebbero avere sul territorio quasi 50 milioni di euro all’anno per almeno 10 anni, utilizzabili da subito per tre semplici, ma importanti cose: gratuità della scuola d’infanzia; gratuità del trasporto pubblico per tutti gli studenti e infine, gratuità dei libri di testo nella scuola dell’obbligo”.

L’idea non ha ottenuto grande riscontro tra i presenti, che si sono focalizzati sull’intervento dell’assessore regionale Patrizio Bianchi, l’“ospite d’onore”. All’ex rettore è toccato infatti il compito di confermare quanto già anticipato dal suo presidente Bonaccini in merito al “Patto per il Lavoro di Ferrara”, uno strumento che dovrà essere cornice unitaria per mettere in comune tutti gli investimenti del territorio, non solo economici. Quattro gli assi economici individuati: innovazione, territorio, diritti delle persone, interventi sul welfare.

Per ora il “Patto” è solo una bozza, sulla quale però “la Regione – rimarca l’assessore al lavoro Caterina Ferri – si è impegnata a intervenire per allineare la crescita della nostra provincia ai livelli dell’Emilia-Romagna”.

Come raggiungere questo risultato? Bianchi ha parlato di 30 milioni che arriveranno da via Aldo Moro per la banda larga e ultralarga; altri saranno stanziati per infrastrutture, sicurezza del territorio e formazione.

Parallelamente al “focus” aperto in Regione su Ferrara, andrà portato avanti il discorso sull’Area industriale complessa, la cui adesione va proposta dalla Regione al Ministero per lo sviluppo economico.

Al momento sono 16 i comuni della provincia ferrarese già inseriti in Area industriale non complessa.Ora serve togliere quel “non”. È il compito che si è dato il presidente della Provincia Tiziano Tagliani, che lunedì insieme all’assessore Ferri si è recato a Roma per parlare con i funzionari del Mise. Il processo per il riconoscimento dell’Aic non è così semplice come sembrava trasparire dall’incontro con Morando. “Noi siamo già una zona di crisi industriale, ma non complessa. Serve almeno un anno di istruttoria”. Un altro ostacolo tecnico vuole che normalmente la procedura tenda a finanziare processi di riconversione industriale. “Abbiamo obiettato che noi non abbiamo parametri così ‘drammatici’ e non soffriamo di crisi localizzate, come potrebbe essere il petrolchimico a Marghera o una grande azienda metalmeccanica da riconvertire”.

Il ministero ha aperto alla possibilità di derogare ai parametri normalmente richiesti per l’accesso alle Aic, e in questo caso i soldi arriverebbero subito, non dopo un anno di istruttoria. Ecco allora la necessità di semplificare al massimo le istanze locali in un unico documento da portare a Bologna. Ma serve un lavoro comune, della Provincia, delle parti sociali ed economiche, dei vari comuni e della Regione.

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