lun 18 Set 2017 - 1450 visite
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Al Meis le sfide dell’accoglienza, Fedeli: “Cittadinanza per combattere barriere e odio”

Il ministro a Ferrara per siglare il protocollo d'intesa e parlare di integrazione insieme a Tagliani e Perego

di Simone Pesci

Una domenica ferrarese per il ministro dell’istruzione Valeria Fedeli, che nella Sala del Consiglio Comunale ha firmato il protocollo d’intesa fra il Meis e il Miur. Un protocollo molto importante, come spiega Dario Disegni, presidente della Fondazione Meis: “Permetterà un’attività di collaborazione su iniziative di formazione e conoscenza fra il museo, gli studenti e gli insegnanti. A tal proposito il Meis metterà a disposizione la propria struttura agli istituti regionali per l’alternanza scuola lavoro”.

Dopo questa breve, ma significativa, formalità è lo stesso Disegni a introdurre la tavola rotonda dal titolo ‘Partecipazione e cittadinanza oggi: le sfide dell’accoglienza’, spiegando che “il tema dell’accoglienza è strettamente connesso alla storia ebraica, fatta di migrazioni e diaspore”.

Al dibattito, moderato dall’ambasciatore italiano in Israele Francesco Talò, hanno preso parte lo stesso ministro Fedeli, il sindaco Tiziano Tagliani, l’arcivescovo Gian Carlo Perego, la presidente dell’Ucei Noemi Di Segni, l’onorevole Mario Marazziti, presidente della commissione affari sociali della Camera dei Deputati, e il prefetto Michele Tortora.

È proprio Valeria Fedeli a spiegare cosa significhi cittadinanza: “Significa riconoscere le diversità e farle partecipare attivamente, pur riconoscendone le differenze. Questo è un concetto che dobbiamo far vivere nella scuola e nella società. Non dobbiamo negare le identità, sulle quali si costruiscono barriere e odio. Dobbiamo invece lavorare insieme perché solo così si costruisce una cittadinanza democratica attiva”.

Il primo a prendere la parola è però il sindaco Tagliani, spiegando che “è cambiata la percezione dei nostri doveri rispetto all’esperienza di accoglienza”. Un’esperienza che “non ha mai avuto punte di conflittualità come si stanno verificando di recente”, e che porta “a pensare troppo poco ai 1300 stranieri residenti a Ferrara oggi che sono perfettamente integrati, e che partecipano alla vita della città”.

Monsignor Perego sottolinea, invece, che “sono le persone a cambiare la città, che non può essere sempre la stessa e che si rinnova a partire dalle persone”. Pertanto bisogna “anche integrare, oltre che accogliere, altrimenti si rischia una città che diventa un dormitorio, anziché un luogo di partecipazione”. In merito Perego fa una riflessione: “Tutti i più grandi imperi della storia si sono costruiti quando ci sono state delle inclusioni”.

La presidente delle comunità ebraiche Di Segni, invece, guarda al Meis “che deve narrare un’esistenza che in Italia c’è da oltre 22 secoli”. Il che è una sfida importante, ma che dimostra come “gli ebrei abbiano avuto riconoscenza dopo anni di buio” anche perché “sono stati partecipi della costruzione di questo Paese, anche dando la vita” evidenzia Di Segni.

Mario Marazziti, invece mette in luce l’aspetto, a volte negativo degli organi di informazione: “La paura e il senso di invasione non ha nulla a che vedere con i dati reali, ma ha tutto a che vedere con i titoli dei media”. A questo punto scende in campo anche la legge sulla cittadinanza: “1 milione di bambini sono nati in Italia, studiano in Italia, parlano dialetti italiani e tifano pure per la Spal. Altri hanno conseguito dei titoli di studio nel Paese. Si diventa italiani per volontà, perché l’Italia non è mai esistita, prima c’era l’impero romano”. “E’ una legge – prosegue Marazziti – che crea perfino sicurezza: perché bisogna tenere certe persone nel limbo e favorire la marginalità?”.

Il prefetto Michele Tortora, invece, spiega che parlare di immigrazione al giorno d’oggi significa “parlare della gestione dei profughi provenienti dal Nord Africa”. Un lavoro complicato perché “a volte è difficile rapportarsi con gli enti locali” e con quei “sindaci che, per riflesso condizionato, rifiutano di accogliere” spiega Tortora, che lancia una conclusione: “Non possiamo accettare diktat di quei sindaci che rifiutano di collaborare. Ciò significa spostare il problema, non risolverlo”.

Prima del dibattito, come detto, è stato siglato il protocollo d’intesa fra il Meis e il Miur, “un documento di assoluta importanza – sottolinea il ministro – che va nella direzione di concretizzare le parole ‘cittadinanza’ e ‘partecipazione’, perché individua una fonte certa, autentica e autorevole di competenza su questi temi e sull’ebraismo e la Shoah, in particolare, contro tutto ciò che è contraddittorio e non scientificamente provato”.

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