Mesola
13 Settembre 2017
Due persone alla sbarra per sequestro di persona. Le indagini scaturite dalla denuncia di un ex dipendente

Anziana chiusa a chiave in una casa famiglia, a processo i titolari

di Daniele Oppo | 2 min

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Ariano Ferrarese. Due persone sono a processo per un presunto sequestro di persona che si sarebbe verificato all’interno di una casa famiglia di Ariano Ferrarese tra il 2014 e il 2015.

Alla sbarra sono finiti i titolari della società che gestiva la struttura: M.B., 69 anni di Codigoro e la compagna R.I., 45 anni, proveniente dalla Romania (entrambi sono difesi dall’avvocato Carlo Alberto Papotti). L’accusa è quella di aver tenuto sotto chiave un’anziana ospite all’interno di una stanza per diverse settimane, per evitare che, date il suo carattere aggressivo e prevaricatore, arrecasse disturbo e disagio agli altri ospiti della struttura.

Il processo nasce a seguito della denuncia sporta da un ex dipendente della casa famiglia, effettuata dopo il mancato rinnovo del contratto di lavoro, a seguito della quale i carabinieri della compagna di Comacchio e gli ispettori del lavoro – come raccontato in udienza dal maggiore Andrea Coppi – fecero irruzione nella struttura, presentandosi prima come postini. In quell’occasione vennero anche rilevate alcune violazioni delle normative sul lavoro.

Secondo il racconto dell’ex dipendente che denunciò tutto, a cavallo tra 2014 e 2015 la signora sarebbe stata rinchiusa nella stanza con le chiavi tenute dall’operatore di turno. Stanza che, peraltro, sarebbe stata l’unico accesso per il bagno condiviso con un altro ospite, disabile sulla sedia a rotelle. Il titolare della struttura – anche se formalmente risultava essere la sua compagna, con società che aveva sede in Slovenia – avrebbe dato indicazione agli operatori di andare subito ad aprire la porta della stanza in caso di controlli improvvisi o dell’arrivo di terzi estranei. Questo sarebbe il motivo per cui i militari trovarono la stanza chiusa sì, ma non a chiave: in quel momento una ditta esterna stava eseguendo dei lavori nella struttura per cui la porta veniva lasciata aperta.

Da quanto risultato dalla testimonianza dell’ex operatore nella stanza c’era comunque un microfono tramite il quale la signora poteva fare le proprie richieste e una finestra senza inferriate.

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