Ruba una bici e se la prende con i Carabinieri
Ha rubato una bicicletta elettrica in via Vittorio Veneto e ha provato a scappare. L'uomo, di nazionalità bulgara, viene segnalato dal proprietario e rintracciato immediatamente dai Carabinieri
Ha rubato una bicicletta elettrica in via Vittorio Veneto e ha provato a scappare. L'uomo, di nazionalità bulgara, viene segnalato dal proprietario e rintracciato immediatamente dai Carabinieri
Martedì 5 maggio, negli spazi della Camera del Lavoro di Ferrara, è in programma un nuovo appuntamento dedicato al tema delle nuove forme familiari e dei cambiamenti in atto nella società contemporanea
Ci sarebbe l'elevata velocità all'origine del tragico incidente stradale in cui, mercoledì (29 aprile) scorso, a Garofolo, nel territorio comunale di Canaro, in provincia di Rovigo, è morta la 18enne ferrarese Rita Ugolini. A sostenerlo, dopo i primi rilievi e accertamenti da parte dei carabinieri e dei vigili del fuoco, è la dottoressa Manuela Fasolato, procuratrice capo di Rovigo
È stata ascoltata ieri (giovedì 30 aprile) in incidente probatorio - davanti al gip Giovanni Solinas del tribunale di Ferrara e alla psicologa Paola Barbiero - la bambina che sarebbe stata palpeggiata in piscina da un 31enne di nazionalità pakistana, attualmente indagato per violenza sessuale aggravata
C'era anche l'elicottero questa (giovedì 30 aprile) mattina ad aiutare i carabinieri di Ferrara nell'articolato servizio di controllo del territorio effettuato nelle aree urbane più sensibili della città

I fratelli Verri in attesa di parlare con Ravaglia nel reparto di chiruirgia
“Marco non ha colpe, a differenza di qualcun’altro”. Hanno li occhi lucidi Emanuele e Francesca Verri all’uscita del reparto di chirurgia, dove è ricoverato Marco Ravaglia. Ieri, dalle 13 alle 14, i due figli di Valerio Verri, la guardia volontaria uccisa da ‘Igor’ l’8 aprile, sono andati in ospedale a Cona per incontrare il collega e amico di loro padre, rimasto ferito nella sparatoria.
Un’ora di colloquio e parole toccanti, con tante lacrime versate ma un sollievo comune. “Marco è molto provato – riporta Emanuele -. Volevamo fargli sapere che gli siamo vicini in tutto e per tutto. Lui è una vittima, come nostro padre. Lo abbiamo visto molto scosso emotivamente. Non lo conosco benissimo, ma riesco a immaginare il rapporto che aveva con nostro padre. Si conoscevano da tempo e negli ultimi 4 anni capitava spesso che lavorassero fianco a fianco. Il loro era un rapporto fraterno”.
“Gli abbiamo detto che quel rapporto deve averlo anche con noi – prosegue Francesca -. Deve tornare a frequentare la nostra casa come prima, anche se il suo amico Valerio non c’è più”.
Rassicurazioni che hanno comprensibilmente colpito in modo positivo l’agente di polizia provinciale. “Si è sentito sollevato, aveva paura che potessimo in qualche maniera colpevolizzarlo per quanto successo”, conferma Francesca. I fratelli Verri parlano poi della foto di Igor che già girava nella chat di whatsapp di alcuni agenti della Provinciale. “Anche tra di loro evidentemente – riflette Emanuele – c’era la consapevolezza molto chiara dell’esistenza di un pericolo. Per questo ci chiediamo: se c’era un pericolo evidente perché non è stato dato l’allarme? sicuramente Marco e nostro padre quella sera non dovevano trovarsi in quella maledetta situazione”.
Solo il giorno dopo, il 9 aprile, è stato bloccato il servizio delle guardie volontarie e della Polizia provinciale nella zona. “L’omicidio di mio padre si poteva evitare, così come il ferimento di Ravaglia – riflette Emanuele -; abbiamo tanti perché da chiedere. Ci penserà il nostro avvocato a farlo”.
“Non vogliamo puntare il dito contro nessuno – specifica Francesca -. Noi vogliamo solo la verità, vogliamo sapere cosa è successo quella sera e i giorni prima, nient’altro. Crediamo che sia un nostro diritto”.
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