Lun 13 Feb 2017 - 771 visite
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Minorenni e crimine, evitare il carcere

Il giudice Spadaro: “La detenzione rovinerebbe del tutto la vita. Meglio altre forme punitive”

di Marcello Celeghini

‘Quando i ragazzi sbagliano. La giustizia minorile e il ruolo dei media’. Era questo il titolo della giornata formativa per educatori, giornalisti e assistenti sociali tenutasi sabato mattina nella sala del consiglio comunale gremita per l’occasione. L’iniziativa è stata promossa dal Comune di Ferrara in collaborazione con il Tavolo Adolescenti (Ausl-Comune di Ferrara) e la camera minorile del Tribunale di Ferrara. A fare gli onori di casa era presente l’assessora Chiara Sapigni che nel suo saluto ha auspicato che “la giornata sia proficua e ricca di stimoli per gli educatori che ogni giorno si trovano a tu per tu con i ragazzi”.

Violenze sessuali e cyberbullismo sono solo alcuni dei reati che ogni giorno vediamo contestati a minorenni sulle prime pagine dei giornali. Ma come agire in sede di processo quando l’imputato è un minorenne? “Il processo a carico di un minore deve necessariamente differire da quello a carico di un maggiorenne poiché cambia il presupposto di partenza- spiega il presidente del tribunale minorile dell’Emilia Romagna, Giuseppe Spadaro-. Si cerca di evitare il carcere perché il carcere rovina del tutto la vita ad un minorenne. Si punta sempre più su altre forme di ‘punizione’ come, ad esempio, fare leva sull’emotività e il rimorso del colpevole favorendo magari l’incontro con la vittima o i parenti della stessa. Dopo questo step, il minorenne che mostra segni di pentimento viene inserito gradualmente in strutture di recupero dove, dopo un percorso che dura anni, riacquisterà gradualmente la propria autonomia che lo porterà a reinserirsi nella società”.

Durante la mattinata sono state mostrate anche due clip, una dal titolo ‘Come rinascere’ con la testimonianza diretta di un ragazzo che ha seguito un percorso di recupero dentro ad una comunità che lo ha portato a reinserirsi nella società; l’altro video proiettato, dal titolo ‘Non era un gioco’, ha rappresentato la simulazione di un processo minorile. Durante l’incontro non è stata tralasciata neppure la grande responsabilità dei media nella trattazione di procedimenti a carico di minori. “I media hanno un grossissimo impatto nella mente dei minori e nell’accettazione del reato commesso da parte dei minorenni imputati- sottolinea Elena Buccoliero, giudice onorario del tribunale dei minori- . In particolare i titoli dei giornali hanno spesso il demerito di ‘schiacciare’ letteralmente un minore indagato o i suoi familiari”.

Esiste una proposta di legge al vaglio del Senato che mira a realizzare l’accorpamento dei tribunali minorili con i tribunali ordinari. “La giustizia minorile italiana è uno dei migliori ordinamenti rintracciabili, vengono addirittura dall’estero a studiarlo. Anche in Italia ci siamo accorti del suo valore e, negli ultimi anni, stiamo scimmiottando per imitarlo nel processo penale ordinario- ricorda Spadaro-.  Ora però, l’unico processo che ci viene invidiato in tutto il mondo verrà probabilmente soppresso e questo perché non tira in ballo interessi economici ma ha solo la valenza educativa. Nel processo penale ordinario nessuno si cura della persona. Il diritto deve essere emozione e vita, non un tecnicismo. Ma ciò che più sorprende, è che questa riforma epocale passerà nel segno del silenzio degli organi di informazione”.

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