“Basta con questo assurdo bicameralismo perfetto unico nel mondo e causa di ritardi. Basta con mille parlamentari. Più penetranti poteri di controllo del Parlamento. Federalismo istituzionalizzato, trasformando il Senato in Camera delle regioni e dei poteri locali”.
Ultime battute della campagna referendaria in vista del 4 dicembre? No, è il discorso pronunciato da Nilde Iotti nel 1979 e citato oggi da Lorenzo Guerini, vicesegretario nazionale del Pd, ospite di un incontro all’hotel Carlton per spiegare le ragioni del sì alla riforma costituzionale in compagnia del sindaco Tiziano Tagliani, del segretario provinciale Luigi Vitellio e di Sabrina Cherubini, sempre della segreteria provinciale del Pd.
Il deputato parte dalla sortita dell’allora presidente della Camera per ricordare che “questo referendum è l’occasione per chiudere un lunghissimo dibattito costituzionale che va avanti da oltre trent’anni” con una riforma “che è stata modificata più volte rispetto alla proposta di legge del governo” per “trovare un punto di incontro su contenuti largamente condivisi”.
Per questo “non si tratta di una riforma imposta dalla maggioranza” ma di un “minimo comune denominatore che tiene insieme diverse sensibilità politiche”; anche se “siamo all’impazzamento generale, dove i parlamentari fanno propaganda per il no dopo aver votato la riforma, inneggiando una deriva autoritaria che non esiste”.
“Il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi della politica, l’abolizione di enti inutili come il Cnel e la revisione del titolo V – spiega Guerini – ci consentono di avere un sistema istituzionale più semplice, snello, efficiente, responsabilizzante ed in linea con i paesi europei con i quali dobbiamo competere”.
Secondo il vicesegretario Pd, il passo fondamentale è “superare il bicameralismo che vede il ping pong delle leggi tra Camera e Senato“. Dividere i ruoli (“l’attività legislativa è della Camera, per il Senato è ridotta in particolare ai temi locali”) permette di “ridare centralità al parlamento, facendo venire meno la tentazione del governo di usare i decreti legge”, con “positive ricadute in termini di stabilità dei governi”.
Per Guerini, però, il problema non sta tanto nell'”uso abnorme dei decreti legge”, quanto “nel sistema istituzionale farraginoso e lento, che quando va bene vuol dire inefficienza ma quando va male è sinonimo di corruzione e scarsa moralità“. “Il grande assente della politica è il principio di responsabilità – critica ancora Guerini – e anche la riforma non arriva fino in fondo a cogliere questo elemento”.
“Nonostante una campagna referendaria lunghissima e dura, dove un po’ tutti abbiamo sbagliato ad alzare i toni – ammette l’esponente Pd – cresce la consapevolezza degli italiani: infatti la forbice degli indecisi si è molto ridotta in questi ultimi giorni. Il tema vero è avere un sistema che funzioni: il risparmio maggiore è una Italia più semplice, responsabilizzata, in cui si investe”.
A proposito di consapevolezza, Vitellio invita i cittadini “ad essere più avanti dei dirigenti per dire sì al cambiamento” e a “sentirsi tutti quanti dei piccoli padri costituenti perché stiamo facendo qualcosa di grande”.
Lapidario anche l’intervento del sindaco Tagliani: “Siamo di fronte a un meccanismo distorto che negli anni ha amplificato le sue distorsioni. Il bicameralismo crea un ostacolo al processo legislativo e porta il governo a ‘bypassare’ il sistema con le decretazioni d’urgenza, aprendo quindi spazi di ingestibilità. Il nostro sistema di legislazione è viziato e diversificare le due camere aiuterebbe la semplificazione”.
Ma un sindaco avrebbe il tempo materiale di fare anche il senatore? “Si dice che difficilmente i sindaci possano fare i legislatori ma non è vero, ciascuno di noi fa un sacco di cose e non sono mestieri incompatibili. Però ora i politici stanno pagando una serie di errori del passato dovuti alla malversazione. Se non si affronterà il tema dei costi della politica in maniera corretta – avverte Tagliani – diventeremo schiavi delle grandi lobby di carattere economico che prima o poi troveranno il modo di finanziare la politica e farsi ripagare. Un pericolo che nessuno avverte”.
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