Cronaca
28 Novembre 2016
A Roma concluso il processo di secondo grado contro la condanna per danno erariale nei confronti dell'ex presidente Zappaterra e alcuni assessori

Nomina contestata in Provincia, si attende la sentenza d’appello

di Daniele Oppo | 2 min

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zappaterraCi vorranno presumibilmente almeno tre o quattro mesi per conoscere la decisione dei giudici della Corte dei Conti in merito all’appello contro la condanna dell’ex presidente della Provincia, Marcella Zappaterra, per la nomina di quella che al tempo era la sua portavoce e Capo di Gabinetto.

Venerdì a Roma, davanti ai giudici della terza sezione centrale della Corte dei Conti ci sono state le arringhe degli avvocati difensori di tutti i condannati in primo grado che hanno chiesto l’assoluzione, mentre la procura aveva chiesto la conferma della condanna.

La Corte regionale aveva condannato la Zappaterra (difesa dagli avvocati Franco Mastragostino, ordinario di diritto amministrativo all’Università di Bologna e Cristiana Carpani) a risarcire una quota (17mila euro su  un totale di 226mila) del danno erariale derivato dall’assunzione della capo di gabinetto Manuela Paltrinieri. Con lei erano stati condannati anche gli assessori che firmarono la delibera (Caterina Ferri, Davide Bellotti, Giorgio Bellini, Massimiliano Fiorillo, Tonino Zanni e Davide Nardini per 11.367 ciascuno), la dirigente in pensione Maria Grazia Adorni (3.550 euro) e il segretario generale Angelo Nardella 950 euro.

La contestazione riguarda l’inquadramento della Paltrinieri in una categoria non consona al suo titolo di studio e con l’attribuzione di una indennità di staff in misura superiore a quella prevista per i dirigenti.

Zappaterra condannata dalla Corte dei Conti

Sulla vicenda era stata aperta anche un’indagine da parte della procura di Ferrara per abuso d’ufficio ma nell’aprile 2015 arrivò l’archiviazione con un giudizio anche di merito favorevole alla Zappaterra sulla correttezza dell’atto. Altro elemento a favore è l’assoluzione della Corte dei Conti in un caso molto simile registrato però a Firenze: l’imputato (in qualità di presidente della Provincia) era l’attuale premier Matteo Renzi.

Zappaterra agì correttamente su nomina capo di gabinetto

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