Lun 3 Ott 2016 - 756 visite
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“L’immigrazione non è emergenza, ma manca la volontà politica di affrontarla”

A Internazionale ci si interroga sui muri che l’Europa costruisce e su quelli che non vuole abbattere

muriemigranti-3 di Silvia Franzoni

Anzitutto, quella dell’immigrazione non è un’emergenza. È un fenomeno che c’è stato, c’è e ci sarà: le parole sono importanti. Se davvero c’è una crisi, questa non è migratoria “ma è piuttosto la crisi della volontà politica – precisa Andrea Böhm – di affrontare un problema che è assolutamente risolvibile”. Lo denunciano con forza i relatori invitati ad Internazionale a Ferrara proprio nel giorno in cui il Festival dedica il dibattito alle sfide europee sulla immigrazione. Lo stesso giorno in cui l’Ungheria sfida apertamente Bruxelles.

Parte proprio dal voto referendario ungherese – “uno smacco che non rispetta un accordo precedentemente preso” – l’incontro moderato dalla giornalista Eva Giovannini che ha visto ospiti Andrea Böhm (Die Zeit), Loris De Filippi (presidente Medici senza frontiere), Nick Malkoutzis (MacroPolis) e Stefano Manservisi (Commissione europea). Sul palco del Comunale anche tre grandi nomi della vignetta italiana, Mauro Biani, Marco Tonus e Marilena Nardi: dalle loro matite salterà fuori un salame ungherese a mo’ di manganello e una bara blu come il mare.

“Sono 130.000 le persone arrivate in Europa nel 2016: quindi stiamo parlando di un continente che ha 500 milioni di abitanti e non è in grado di accoglierne 130.000” affonda da subito De Filippi, deciso a evidenziare le responsabilità dell’Unione nella deriva populista dei governi; e a denunciare una “politica migratoria immorale come è quella dell’accordo odioso con la Turchia: si tratta l’aiuto umanitario come la gestione del residuale e lo si affida ad un Paese considerandolo di serie B. Si butta insomma la polvere sotto il tappeto”. Il respingimento di migranti e profughi in Turchia ha effettivamente comportato una decrescita del flusso migratorio. Di contro, però, in Grecia le domande di asilo “conoscono un +220%, e l’accordo costringe di fatto la Grecia – evidenzia Malkoutzis – a chiudere un occhio sui principi internazionali, perché non considera affatto quello di Erdogan un paese terzo sicuro”. Se si dice immorale l’accordo che destina alla Turchia 6 miliardi di euro per trattenere nel Paese, in sostanza, i migranti calmando così il flusso migratorio verso l’Europa, “non sarà altrettanto immorale l’assistere passivo dell’Europa – si chiede Manservisi – perpetuato fino ad ora mentre la Turchia si faceva carico di 3 milioni di profughi in tre anni, come se a noi la cosa ci avesse toccato solo quando sono arrivati sulle nostre coste?”. Il giano bifronte europeo, insomma, ha stretto un accordo che sarebbe stato sì una buona idea, “ma se fosse stato siglato tempo fa”, interviene Böhm, “perché l’Europa è ora nella posizione di esser ricattata”.

muriemigranti-1Ma sarebbe demagogico limitare il comportamento schizofrenico alle sole istituzioni, perché la contraddizione è insita nel singolo “che non vuole si costruiscano moschee ma si serve di manodopera musulmana”. La crisi – anche morale – dell’Europa si può risolvere solo con una “rifondazione etica”, ed è proprio sull’accoglienza che si gioca il tutto per tutto. Ma è ormai finito il tempo per parlare di contenimento, e su questo punto Manservisi è chiarissimo: “non c’è scelta, bisogna solo prepararsi ad impostare una fluidità di movimento tra Africa e vecchio continente, altrimenti tra 10 anni sarà il caos”. Intanto, in Grecia, la miscela è esplosiva: 100 arrivi al giorno, 60.000 rifugiati, 14.000 nelle sole isole dell’Egeo che hanno capacità ufficiali di 7.000. Una polveriera che il Piano delle riassegnazioni non disinnesca: Malkoutzis riporta dati preoccupanti, perché “dei 160.000 profughi in Grecia ed Italia che si prevedeva di riassegnare, solo 6.000 sono stati effettivamente riassegnati, si sta creando un arretrato enorme. Né Tsipras né Renzi, da soli, possono alzare la voce e pensare di risolvere tutto, serve un’alleanza dei Paesi del Mediterraneo”.

Nell’altro osservatorio sulla salute europea, la Germania, le cose non vanno meglio: il partito Alternative für Deutschland (Afd) ha virato dal no-euro al no-immigrazione, si è vestito di razzismo, xenofobia e islamofobia e ha raggiunto il 25% in Sassonia, erodendo direttamente gli elettori della Merkel. “Possiamo continuare ad indignarci all’infinito per come l’Europa ha gestito la situazione – afferma con decisione Böhm – ma finché restiamo nella dicotomia morale del pro e contro i migranti, non consegneremo alla società niente di intellegibile: nessuno fa il passo successivo, si parla per compartimenti stagni. Ci disinteressiamo della crisi di Aleppo, ma questa creerà altri profughi; sono le politiche agricole a spingere verso l’Europa i braccianti ghanesi; e noi a quali privilegi siamo disposti a rinunciare per aiutare i migranti economici ‘a casa loro’? Non serve a nulla sentirsi dalla parte giusta della storia”.

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