Lun 4 Apr 2016 - 1470 visite
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Carife. Le proposte ‘ferraresi’ per salvare gli azzerati

Tarroni: “Soluzione senza esborso di denaro pubblico né obbligatorietà di interventi per il sistema bancario”

IMG_3955di Marcello Celeghini

Sono quattro i punti attraverso cui si snoda la proposta ferrarese, formalizzata da Mirko Tarroni coordinatore del comitato ‘Vittime del Salvabanche’, per tutelare gli azionisti e gli obbligazionisti subordinati delle quattro banche fallite.

Il documento presentato al Teatro Comunale divide in due categorie gli obbligazionisti. Gli obbligazionisti del mercato primario, ovvero coloro che hanno acquistato le obbligazioni direttamente dalla banca emittente al momento della sua prima collocazione, riceverebbero dalle nuove banche ponte delle obbligazioni pluriennali, infruttifere, tipologia senior, negoziabili sui mercati secondari. Alla seconda categoria di obbligazionisti, ovvero gli obbligazionisti del mercato secondario non clienti delle quattro banche, verrebbe offerto lo stesso trattamento della prima categoria con la differenza che la durata delle obbligazioni sarebbe lunga il doppio rispetto alla precedente e il criterio per determinare il nuovo titolo obbligazionario sarebbe commisurato all’effettivo investimento originario.

Per gli azionisti in liquidazione coatta le soluzioni sarebbero due: o una attribuzione volontaria, a titolo gratuito, di azioni delle nuove banche con solo valore patrimoniale, non di voto, commisurate all’importo originariamente impiegato, oppure la concessione da parte delle nuove quattro banche di warrant di tipo europeo a scadenza definita che resterebbero in vita indipendentemente dai futuri assetti societari delle nuove banche.

L’ultimo punto riguarda la costituzione di un fondo di solidarietà da parte del sistema bancario per permettere il rimborso di tutte le obbligazioni in cui andranno a confluire nel tempo le plusvalenze della cessione delle nuove banche, parte degli utili delle nuove banche, contributi volontari del sistema bancario ed eventuali proventi derivati dalle azioni giudiziarie verso gli ex banchieri.

“Questo sistema- spiega Mirko Tarroni- non vedrà nessun esborso di denaro pubblico e nessun obbligo da parte delle altre banche a intervenire, garantirà il rispetto del profilo di rischio e la tutela dei risparmiatori e un sistema di ristoro modulare a tutele crescenti”.

Poi Tarroni non ha nascosto la propria soddisfazione nel vedere il Comunale gremito di gente. “Quando abbiamo pensato di organizzare questo evento mai ci saremmo aspettati di vedervi qui così numerosi. Era molto importante che oggi tutta la città facesse sentire forte il proprio dissenso”.

L’excursus sulle vicende de Cassa sono toccate invece al sindaco Tiziano Tagliani. Le difficoltà di Carife iniziarono nel 2009. Da quel momento i vertici di Bankitalia hanno controllato l’istituto di Corso Giovecca prima indirettamente, poi direttamente attraverso il commissariamento avvenuto nel 2013. Ma se dell’operato di Bankitalia in questi sei anni, dal 2009 al 2015, trapelava pochissimo circa le reali condizioni della banca, secondo il sindaco Tagliani, gli errori più grandi sono stati commessi nei primi anni Duemila, nel momento in cui Carife ha optato per una corposa espansione acquistando numerose altre banche territoriali. “Questa è una straordinaria risposta della città e di un territorio coeso ma assai prostrato – sottolinea Tiziano Tagliani -. Il periodo forse più felice della nostra banca è stato quando era presidente Silvio Carletti, già vicesindaco di Ferrara, alla fine degli anni’80, allora la politica aveva ancora la possibilità di essere ai vertici delle banche. Poi, con la riforma del 1992, la politica è stata definitivamente esclusa dall’amministrazione bancaria e questo è stato un fatto assolutamente nocivo. Poi sono venuti gli anni Duemila in cui, gli allora vertici della Cassa, decisero l’acquisizione prima di Commercio e Finanza, poi della Banca di Treviso, poi la Banca Popolare di Roma, poi Banca Modenese e Banca Farnese, nasce insomma il Gruppo Carife. Bankitalia – continua il sindaco – mi ha fatto notare che Carife ha fatto molte acquisizioni sbagliate, acquisizioni che avevano alle spalle pesanti interessi speculativi. Ma chi è che ha autorizzato in quegli anni tutte quelle acquisizioni? – si domanda Tagliani- Dove era la Banca d’Italia? Ha fatto notare solo in seguito che Carife non aveva un sistema di controllo in grado di vigilare e gestire tutte le nuove banche acquisite”.

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