Mer 19 Mag 2010 - 380 visite
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La marcia dei precari dell’università

Ruggiero: “Il vostro problema è un problema dell’intero sistema universitario”

“Sono molto fortunata”. Manuela Ferracin ha 31 anni ed è sposata con un figlio. La sua buona sorte consiste nell’aver ottenuto un assegno di ricerca, che ammonta a 1200 euro lordi (scende infatti a 860 euro netti, la quota di una borsa standard per dottorandi e borsisti). Inoltre può contare sullo sipendio del marito, che ha scelto un lavoro esterno al mondo universitario. Per realizzare il suo sogno, “fare la ricercatrice in oncologia medica”, Ferracin è precaria da 8 anni, con un contratto che le viene rinnovato di anno in anno.

“Il ddl Gelmini – ha spiegato Ferracin – non solo riduce a 4 anni ( rispetto agli attuali 8) la possibilità di rinnovo dei contratti per assegnisti, ma riduce e precarizza ancor di più il personale post-laurea (che conta circa 25 mila lavoratori), rendendo sempre più difficile un pianificazione famigliare per i giovani.” Ferracin è referente del coordinamento dei ricercatori precari dell’ateneo estense, che si è costituito nel 2005: “Gli altri tre responsabili – ha evidenziato – sono fuggiti dalla nostra università, abbandonando la ricerca, per lavorare in aziende private, in modo da poter contare su uno stipendio che permettesse loro di vivere”.

Fausto Chiarioni (Flc-Cigl), Mauro Vitali (Cisl Università) e Daniela Siti (Uil Pa-Ur)

Ieri Ferracin era a manifestare alla prima giornata della settimana di mobilitazione nazionale contro il disegno di legge sull’università proclamato da sindacati e organizzazioni della docenza universitaria. A Ferrara, con lei, tra dottorandi e borsisti – “questi ultimi – dice l’assegnista – sono invisibli a ogni statistica” -, c’era una presenza nutrita anche di personale docente e tecnico-amministrativo.

La mattinata di agitazione si è avviata poco dopo le 10: l’apputamento era all’assemblea presso l’aula magna della facoltà di economia. Al tavolo dei relatori sedevano Fausto Chiarioni (Flc-Cigl), Mauro Vitali (Cisl Università) e Daniela Siti (Uil Pa-Ur). Da qui, verso mezzogiorno, è partito il corteo di oltre un centinaio di persone che ha percorso un tratto di via Voltapaletto fino a via Savorarola 9, sede del Rettorato, per fare una occupazione simbolica di Palazzo Renata di Francia: l’obiettivo era invitare il rettore ad esprimere una posizione sulle criticità del decreto.

“Chiediamo – annunciava Chiarioni, tenendo alto uno striscione in testa al corteo che procedeva verso il Rettorato – che sia garantito un contratto a tempo determinato per i ricercatori, più tutelante dei contratti atipici che si stanno diffondendo (sono un migliaio solo nell’ateneo estense). Auspichiamo – continuava – che il rettore evidenzi le criticità di tale decreto, dall’aspetto della precarizzazione a quello della limitazione della democrazia nella governance delle università, che prevede di accentrare sempre più i poteri nella gestione degli atenei e di eliminare la rappresentanza del personale tecnico-amministrativo”.  

Il corteo dei manifestanti sale lo scalone del Rettorato

Il corteo ha fatto quindi tappa proprio davanti allo studio del rettore: a sostituire il dimissionario Patrizio Bianchi, si è presentata Valeria Ruggiero, rettore facente funzioni in attesa del successore di Bianchi: “Il nostro senato accademico ha discusso a più riprese il tema della riforma prevista da questo ddl e si è già pronunciato in merito, ritenendo – ha chiarito – che il problema dei ricercatori sia un problema di tutto l’ateneo e dell’intero sistema universitario. Riteniamo inoltre – ha aggiunto Ruggiero – che il personale tecnico-amministrativo debba avere una propria rappresentanza sia in senato accademico che nel consiglio di amministrazione dell’università. L’iter parlamentare è aperto: lo faremo svolgere – ha garantito Ruggiero – manifestando la nostra apprensione relativamente alla modifica della governance e ai finanziamenti: il prossimo anno – ha annunciato il prorettore – il fondo di finanziamento ordinario subirà infatti un taglio che metterà in seria difficoltà il nostro ateneo, nonostante il nostro bilancio sia sano. Io sono rettore facente funzioni: le vostre manifestazioni – ha concluso – andranno indirizzate ai candidati rettore”.

Ruggiero ha infine snocciolato alcuni numeri, per mostrare l’impegno dell’ateneo estense in controtendenza rispetto alle direttive promosse dal ddl Gelmini: “Dal 2004 sono stati assunti 76 ricercatori, mentre al momento sono in corso 18 bandi da ricercatore e 24 sul Tecnopolo. Relativamente al personale tecnico-amministrativo – ha aggiunto, in conclusione -, abbiamo cercato di limitare i contratti a tempo determinato, a favore di quelli a tempo indeterminato”.

“Siamo soddisfatti dell’incontro – ha quindi dichiarato a fine incontro Daniela Siri, segretaria Uil Pa-Ur -, perchè gli organi universitari si sono espressi con critiche serie al ddl. Come ha suggerito Ruggiero – ha continuato -, abbiamo già coinvolto i candidati rettore: per esempio, Pasquale Nappi era presente oggi in assemblea e ha assicurato una posizione di sostegno per noi confortante. Ci dispiace molto – ha infine rilevato Siri – che non fossero presenti gli studenti. Organizzemo altre iniziative per vederli coinvolti”.

Per oggi la manifestazione nazionale continua e si sposta nella capitale, con un sit-in davanti al parlamento.

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