Da Copparo ad Abu Dabi, passando per Dakar. Affari in tre continenti per la società di servizi che fornisce 17 comuni del Ferrarese. Servizi quantomeno “particolari”, visto che sul sito internet dell’agenzia di queste manovre non v’è traccia. Sta cercando di venirne a capo la guardia di finanza, ormai un habitué negli uffici copparesi. Al momento non sembrano essere stati sollevati rilievi penali né di conseguenza si registrano nomi iscritti in procura, ma gli interessi che la società avrebbe in queste città hanno fatto scatenare la caccia al mistero negli ambienti politici e imprenditoriali ferraresi.
Perché Area Impresa, collegata di Area spa, ha fatto investimenti negli Emirati Arabi? E in Senegal? È quanto sta cercando di capire anche la procura di Ferrara con il pm Nicola Proto, che ha per le mani già tre fascicoli con il nome della società scritto sopra.
Il primo, già in fase di istruttoria dibattimentale, riguarda l’ampliamento della discarica Crispa di Jolanda di Savoia, che vede l’intero cda datato 2006 accusato di abuso di ufficio. Il secondo vede un’indagine per turbativa d’asta riguardo all’appalto alla cooperativa Brodolini. Il terzo, il caso Riusa.Eu, porta con sé anche l’ex ingegnere capo della Provincia Gabriele Andrighetti e vede aperto un fascicolo per peculato, corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio, truffa nell’utilizzo di fondi pubblici per un brevetto relativo al riutilizzo di materiale plastico nella pavimentazione stradale.
E ora arriva questa quarta tegola sul capo della società per azioni a partecipazione pubblica. A insospettire il nucleo di polizia tributaria sono le società all’estero create da Area Impresa (la cui mission aziendale è la gestione rifiuti ma anche la consulenza finanziaria) per portare un attivo nei conti della spa. Area impresa nel 2007, a dicembre, avrebbe intrapreso rapporti con stati esteri creando per l’occasione Area International. Negli Emirati Arabi e in Senegal sarebbero state create aziende locali per fornire il know how in alcune operazioni. Nello Stato africano si sarebbe pensato a un filone commerciale capace di rendere nel settore dello smaltimento di rifiuti e plastica. Negli Emirati, invece, l’obiettivo sarebbe stato quello costituire un’azienda che potesse riciclare pneumatici per auto e fornire tecnologia nel recupero di materiali sanitari. Nuove attività industriali sono state create anche in Mauritania.
Tutti contratti questi ultimi conditi da pesanti clausole rescissorie, sulle quali starebbero concentrando la propria attenzione gli inquirenti. Su tutte queste operazioni grava il timore di uno spreco di denaro pubblico, tra creazione di aziende locali, trasferte e quant’altro. Anche perché da tempo i scoi di Area, i Comuni, sanno bene che la società naviga in un passivo di circa due milioni di euro. E questa “internazionalizzazione” di attività sembra non aver giovato alle casse dell’azienda pubblica copparese.
Ora il caso, in attesa degli sviluppi delle indagini, potrebbe approdare in Commissione parlamentare rifiuti. A occuparsene, ironia della sorte, dovrebbe essere il capogruppo della commissione, il deputato del Pd, Alessandro Bratti, ferrarese doc.
Qualche risposta potrebbe arrivare già questa mattina. Sono previste infatti due conferenze stampa. Una della guardia di finanza e una del presidente di Area, Loris Gadda. Ognuna delle due parti potrà fornire nuovi dettagli per la comprensione della vicenda.
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