Dom 15 Nov 2015 - 1808 visite
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I funerali di Tartari, Ferrara si stringe attorno ai familiari

Duomo gremito e commozione per l'ultimo saluto al pensionato ucciso barbaramente da tre banditi

(foto di Alessandro Castaldi)

di Daniele Modica

“Devo dire la verità: tutto il mondo è in mano al demonio”, ha confessato l’arcivescovo Luigi Negri dal pulpito del duomo dove ha officiato ieri mattina i funerali di Pierluigi Tartari, rapinato nella sua casa in via Ricciardelli ad Aguscello il 9 settembre scorso e barbaramente ucciso da tre uomini provenienti dall’est Europa, ora assicurati alla giustizia e in attesa di processo. “Questo fatto che ha turbato la coscienza e il cuore del nostro popolo – ha sentenziato il prelato – è il segno dell’insaziabile avidità di denaro che diventa unica ragione di vita”.

Di fronte all’arcivescovo una chiesa colma di centinaia di persone venute ad omaggiare la salma del pensionato settantatreenne, riconsegnata ai familiari da poco, in seguito all’esame autoptico che dovrà stabilire con certezza i tempi e le modalità del decesso, fornendo verità scientifica ad un’efferetezza che da un mese e mezzo sconvolge e inquieta l’animo di tutti i ferraresi. A dare l’ultimo saluto a Tartari il sindaco Tiziano Tagliani, gli assessori Simone Merli e Aldo Modonesi, il segretario regionale del Partito Democratico Paolo Calvano, la consigliera regionale Marcella Zappaterra, poi in fondo alla navata centrale il questore Antonio Sbordone, il dirigente della squadra mobile Andrea Crucianelli e il comandante dei vigili urbani Laura Trentini.

“Cosa sta succedendo nella nostra città – si è domandata R. C., parente della compagna di Marco Tartari, fratello del defunto -? Io devo non pensarci. Non ci posso pensare perché la mia mente non vuole comprenderle queste cose. Non vuole comprendere il motivo dell’accanimento di questa gente, di chi per rubare pochi soldi si abbandona alla violenza più immotivata e animalesca”. Monsignor Negri ha ricordato durante la sua omelia quello che in realtà tutti avevano ben presente nella mente: non solo la morte di per sé, ma il massacro, Pierluigi agonizzante e legato dentro il baule dell’auto. Il corpo abbandonato per giorni in un casolare dimenticato da tutti a Fondo Reno. Di fronte a una tragedia come questa anche la pietà cristiana si blocca: “Il perdono – ha detto l’arcivescovo –? Lo si potrà dare quando i colpevoli saranno giudicati e si pentiranno profondamente”.

Rita e Marco Tartari, sorella e fratello del pensionato ucciso, erano stretti di fronte al feretro in un dolore dignitoso e compito, come quello di tutti i cittadini che hanno affollato la cattedrale. Il momento dello scambio del segno di pace è stato forse quello più commevente, Rita e Marco sono stati raggiunti dal sindaco e dall’assessore Merli, poi anche dall’arcivescovo che ha lasciato l’altare per abbracciare i parenti della vittima.

“Pierluigi era un terzino tosto – ricorda commosso Maurizio Felloni, amico dei fratelli perché compagni di squadra alla fine degli anni ’50 -. Stavo ripensando a quando giocavamo insieme nella Spal, campionato De Martino, nel lontano 1957-58. E quella volta che andammo insieme a vedere Inter-Spal a Milano. Perdemmo e di molto anche. Ci siamo tutti qui, tutti i compagni di quella stagione della vita, ci frequentiamo ancora”, dice e indica un gruppetto di amici venuti per l’ultimo saluto a Pierluigi.

“È una famiglia che conosco da sempre – ha commentato il sindaco Tagliani -, Rita è una dipendente del Comune. Ho seguito la vicenda con dolore, sia come sindaco condividendo con i cittadini paure e preoccupazioni, che come amico”. Il caso dell’omicidio Tartari è stato seguito a poco più di un mese di distanza dall’altro fatto di sangue che ha scosso l’Italia, il caso di Renazzo. Anche lì si è trattato di rapina in casa, a carico questa volta di due donne, di cui una, l’anziana Cloe Govoni, è morta pochi giorni fa in ospedale. I casi hanno molti lati in comune, tra cui una tremenda violenza. Ma anche il fatto di essere stati risolti in poco tempo con l’individuazione e la cattura dei responsabili: “Segno sicuramente – conferma il sindaco – di un sistema che funziona”.

Dice il brano tratto dal libro della Sapienza, capitolo 3, che è stato letto per primo di fronte alla bara con il corpo di Pierluigi Tartari: “Le anime dei giusti […] in cambio di una breve pena riceveranno grandi benefici”. Quali benefici riceverà Pierluigi dov’è adesso? Forse quelli che non ha avuto qui: tornare a casa e sentirsi sicuro, non trovare nessuno alle spalle rincasando, non vederseli di fronte all’improvviso appena finito di lavare i piatti. O magari solo poter salutare i cari, i fratelli, gli amici, prima di andarsene.

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