Gio 6 Ago 2015 - 7401 visite
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Sequestrati in casa, 5 ore nelle mani dei banditi

Una famiglia preda di quattro malviventi che hanno svuotato l'abitazione. Il racconto della figlia: "Un incubo"

Cristina Bertelli e il padre Giulio

Cristina Bertelli e il padre Giulio

Sequestrati in casa per cinque ore e rapinati da tre, forse quattro banditi a volto scoperto, tutti armati di chiave inglese, che hanno messo a soqquadro l’intera abitazione portando via ogni cosa, per poi chiuderli nella stessa casa minacciandoli di morte se avessero parlato con qualcuno.

“Sono terrorizzata, hanno promesso che sarebbero tornati se avessi detto a qualcuno cosa ci era capitato. Questa notte non sono riuscita a dormire, ero sempre attenta a ogni più piccolo rumore”. Cristina Bertelli, 51 anni, ha ancora negli occhi i volti dei tre malviventi che l’altra notte attorno alla mezzanotte e mezza hanno fatto irruzione in via Coronella 61, una casa colonica pressoché isolata, dove abita assieme al padre Giulio di 88 anni, e, mentre un quarto è rimasto all’esterno a fare da “palo”, hanno razziato gioielli, vestiario, stoviglie e biancheria. Padre e figlia sono stati costretti ad assistere impotenti, sorvegliati a vista da uno dei banditi, ma tutto si è fortunatamente concluso senza violenze fisiche, che avrebbero potuto essere fatali per l’88enne che già soffre di problemi di respirazione e utilizza di tanto in tanto la macchina per l’ossigeno.

IMG_20150806_150219Non è la prima volta che i ladri hanno fatto visita alla stessa abitazione. Lo scorso 20 luglio, racconta Cristina, si erano fatti vivi entrando da una finestra al primo piano e avevano rubato due borsette, contenenti la somma di 500 euro. Solo che in quell’occasione padre e figlia non si erano accorti della loro presenza, non avevano sentito nulla. Ben diverso quanto accaduto invece nella notte tra martedì e mercoledì. Ad accorgersi che c’era qualcuno è stato il gatto, “Cuchi”, che ha assunto un atteggiamento di allerta, quasi spaventato, come se avesse udito o visto qualcosa alla finestra. “Da suo modo di fare – racconta Cristina – ho capito che qualcosa non andava e sono salita al primo piano a chiudere le finestre. Non arrivo in cima alla scala e vedo nella stanza da letto di mio padre la luce accesa e tre uomini, mentre un quarto stava scavalcando la finestra. Erano tutti a volto scoperto e avevano i guanti. Erano saliti grazie a una scala di legno con la quale avevano raggiunto il tetto e la finestra al piano superiore. Sono corsa giù dalle scale e mi sono chiusa in cucina con mio padre, ma, mentre cercavo di tenere chiusa la porta e telefonare al 113, loro hanno urlato di aprire e, dopo aver dato di verse spallate, alla fine sono entrati”.

La scala utilizzata dai banditi per fare irruzione nell'abitazione

La scala utilizzata dai banditi per fare irruzione nell’abitazione

Da quel momento in poi sono stati momenti di puro terrore, ma anche di dialogo e trattative con i banditi. “Avevano tutti in mano delle grosse chiavi inglesi – prosegue Cristina – e uno di loro ha fatto il gesto di volermi colpire. Li abbiamo supplicati di non farci del male, ho spiegato che mio padre aveva problemi di salute e alla fine hanno capito. Hanno strappato e tagliato tutti i fili del telefono, ci hanno portati in soggiorno, hanno fatto sedere papà e mi hanno permesso di mettergli l’ossigeno. Uno di loro ci ha sorvegliato per tutto il tempo mentre gli altri due si occupavano di rubare ciò che trovavano, e il quarto, che non ho mai visto, dev’essere rimasto all’esterno della casa. All’inizio quello che sembrava essere il capo, sulla quarantina, mi ha chiesto di dargli dei soldi. ‘Se ce li dai ce ne andiamo e vi lasciamo stare’, ha detto, ma io gli ho risposto che in casa non avevamo denaro anche perché altri ladri erano già passati alcuni giorni prima. E lui: ‘Ah sì, lo so, quelli erano nostri amici. Allora siamo costretti a prendere qualcos’altro’. Così hanno fatto, hanno portato via tutto, caricando le cose in borse e valigie che hanno trovato qui, lasciandoci la vecchia tv e poco altro”.

Oltre a vestiti, asciugamani, stoviglie e gioielli di famiglia (per un valore stimato oltre i 5mila euro), i quattro banditi si sono fatti anche consegnare le chiavi di una delle due auto della famiglia, una vecchia Fiat Tipo, con la quale alla fine sono fuggiti. “Abbiamo anche una Ford Fiesta – spiega Cristina – ma quella non l’hanno potuta rubare perché ha la batteria a terra, anche se il “capo” ha promesso che sarebbero prima o poi tornati a prenderla. Per caricare tutta quella roba, però, dovevano avere all’esterno un furgone o qualcosa di simile”.

La descrizione dei malviventi è stata fornita nel pomeriggio alla polizia, dopo mille titubanze per le minacce ricevute. Il “capo” era un personaggio con gli occhiali di carnagione olivastra, la stessa del terzo uomo, un giovane sulla ventina, mentre il “sorvegliante”, sulla trentina “sembrava italiano, anche se parlava con loro una strana lingua, probabilmente dell’est Europa”.

“Dopo aver saccheggiato tutto – conclude Cristina – ci hanno chiusi a chiave in casa e sono riuscita a convincerli a non legarci e imbavagliarci, viste anche le condizioni di mio padre. Il “capo” mi ha comunque minacciato: mi ha imposto di non muovermi per almeno un quarto d’ora, che sarebbero tornati a controllare. E così hanno fatto per due volte, per poi dileguarsi definitivamente. Sempre il “capo” della banda ha voluto che mi scusassi per lui con mio padre, rivelandomi poi che da mesi mi avevano seguito e filmato, mi avevano tenuto d’occhio, e che se avessi parlato con qualcuno sarebbero tornati e non sarebbero stati più così gentili. Mi hanno fatto capire che prima di finirmi mi avrebbero seviziato con una spranga”.

Alle 5.30 del mattino l’incubo per Cristina e il padre Giulio sembra essere finito, ma si trovano chiusi in casa a chiave, senza telefono. Alla fine si ricordano di una chiave di riserva che avevano messo sotto una scarpiera e riescono a liberarsi alle 7.30. Ma Cristina è titubante per le minacce ricevute e prima di dare l’allarme medita a lungo, poi manda un messaggio a un’amica e infine viene avvertita anche la polizia, che nel pomeriggio si porta sul posto per i rilievi e avvia le indagini. Gli agenti la rassicurano che avrebbero pattugliato nei giorni seguenti la zona, ma Cristina è terrorizzata: “Questi mi avevano controllato e filmato sul serio, mi hanno rivelato particolari che non potevano sapere diversamente. Hanno promesso che torneranno. Non potevo non denunciare cosa ci è capitato, ma come faccio ora a rimanere tranquilla in casa mia?”

 

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