Ven 4 Dic 2009 - 1608 visite
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L’ombra dell’ecomafia si allunga su Ferrara

I dati allarmanti presentati dal rapporto di Legambiente

Una montagna alta tremilacento metri, come l’Etna, è scomparsa: una montagna pericolosa, composta da tutti i rifiutiImage00002 speciali occultati nel solo 2008. Si parla di 31 milioni di tonnellate di rifiuti di cui è certa la produzione (sono stati 134,7 i milioni di tonnellate di rifiuti prodotti complessivamente nel nostro Paese l’anno scorso), ma ignota è la destinazione. Questo sarebbe il risultato della gestione affidata alla “Rifiuti spa”. Un business che ha prodotto un fatturato di ben oltre i 7 miliardi di euro, con un incremento significativo rispetto al 2007: allora i trafficanti si sarebbero spartiti “appena” 4 miliardi e mezzo circa. Solo lo scorso anno le inchieste in questo ambito sono state ben 25: 4591 le persone denunciate e 137 finite in manette; 2406 i sequestri, e 3911 i reati accertati: tutto ciò nell’arco del solo 2008, un vero record.

Questi sono solo alcuni dei dati emersi dall’ultimo Rapporto Ecomafie 2009 di Legambiente, presentati ieri sera nella cornice della Sala dell’Imbarcadero del Castello Estense. A citarli, un ospite d’eccezione: Antonio Pergolizzi, direttore dell’Osservatorio Nazionale Ambiente e Legalità di Legambiente.

Il ciclo dei rifiuti, ma anche dell’abusivismo edilizio rappresenta un tema cruciale del Rapporto: sono ben 28 mila le nuove case illegali, una su dieci, che hanno fatto incassare un totale di 20,5 miliardi di euro all’ecomafia, mentre alla collettività costano in termini di ambiente, cultura, ma anche salute. Perché spesso il ciclo dei rifiuti si innesta con quello della produzione di calcestruzzo, e finisce che il cemento è il risultato di un riciclaggio occulto di rifiuti industriali. L’alternativa a volte è la costruzione di case su sarcofaghi di materiali radioattivi, come nel caso dei terreni presso il fiume Oliva, in Calabria. E a proposito del ciclo del cemento, sono ben 1267 le infrazioni accertate l’anno scorso, 1685 le persone denunciate e 625 i sequestri. Se va bene, i terreni edificati secondo criteri illegali sono sì sequestrati, ma nel 90% non saranno mai bonificati.

È una mafia imprenditoriale, quella denunciata nel documento di Legambiente, una mafia dei “colletti bianchi”, una mafia che si avvale di appoggi ad alto livello, spiega Pergolizzi. “Per esempio – dichiara il direttore dell’ente di ricerca di Legambiente – tale criminalità gode purtroppo spesso dell’appoggio di laboratori di analisi, che debbono falsificare documenti importanti che permetta loro di agire negli ambiti della legalità”.Image00004

E “occorre combattere una battaglia impari”: Pergolizzi sostiene come si debba far fronte a un sistema dell’informazione spesso parziale, manipolato, ed “il rifiuto da parte del Ministero dell’Ambiente della nostra collaborazione”, aggiunge il direttore dell’Osservatorio.

Marzia Marchi, presidente di Legambiente Ferrara, sottolinea come occorra raccogliere dati “che troppo spesso l’ente pubblico delega alle multiutility”. Inoltre per Marchi, “è importante che si diffonda la consapevolezza che la nostra regione è divenuta territorio di conquista per la criminalità organizzata – spiega la presidente, scorrendo i titoli dei giornali locali che rimandano a corruzione negli appalti pubblici e immobiliari -, in particolare ‘Ndrangheta e Camorra: l’aver ben presente tale appetibilità delle risorse del nostro territorio è il punto di partenza per orientare politiche volte a una maggiore tracciabilità dell’attività delle imprese”. Marchi ricorda infine come Legambiente, in collaborazione con le forze dell’ordine, abbia recentemente attivato uno sportello aperto ai cittadini per segnalare qualsiasi reato ambientale.

Daniele Baccarini, segretario generale di Fillea Cgil, evidenzia, come, nel settore delle costruzioni, siano quattro gli obiettivi da perseguire: “Occorre innanzitutto combattere la corruttibilità presente nell’ambito degli appalti pubblici; come pure – continua il segretario Baccarini –, bisogna far emergere il lavoro nero, garantendo una maggiore trasparenze dell’attività imprenditoriale, ostacolando di fatto il riciclaggio del denaro sporco. Senza dimenticare – aggiunge il sindacalista –, che bisognerebbe pensare a piani regolatori ecocompatibili. Purtroppo però – sostiene Baccarini – tali obiettivi non sono perseguibili, se le normative vigenti sembra mirino all’opposto: si veda la proposta di modifica alla legge 109/96 sui beni confiscati, – conclude Baccarini -: ciò contribuisce sostanzialmente a riconsegnare quei beni alla criminalità organizzata”.

“I cittadini? Possono e devono agire, perché la legalità rappresenta una straordinaria opportunità economica – dichiara Pergolizzi -, sotto tutti i punti di vista”. Infatti, spiega il direttore dell’Osservatorio di Legambiente, “da una parte occorrono urgenti interventi normativi da parte delle istituzioni: in primis recependo la direttiva europea n. 98 del 2008; quindi inserendo i reati contro l’ambiente nel codice penale, e confermando la possibilità di utilizzare le intercettazioni telefoniche e ambientali nelle indagini contro gli eco mafiosi. Ma d’altra parte l’opinione pubblica deve creare un vero e proprio sistema di legalità organizzata, che si faccia sentinella promotrice di inchieste. Sostenendo così, sempre, l’attività fondamentale delle forze dell’ordine”.

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