Cronaca
12 Gennaio 2015
Inaugurato il cippo in memoria del carabiniere ucciso nel 1973 nel corso di una rapina

Carmine Della Sala, “un esempio della potenza del bene”

di Elisa Fornasini | 3 min

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“Luminoso esempio di consapevole sprezzo del pericolo, d’incondizionata dedizione al dovere e di altissima virtù civile”. Questa la motivazione che si erge sul cippo in memoria dell’appuntato Carmine Della Sala, insignito di medaglia d’oro al valor militare e al valor civile alla “memoria” , ucciso nel corso di una rapina avvenuta a Pontelagoscuro l’11 gennaio 1973. La pietra della memoria, collocata in piazza Buozzi, è stata inaugurata questa mattina alla presenza dei famigliari, delle autorità civili e di tanti carabinieri accorsi a Ponte per portare il proprio personale saluto al collega che ha pagato col sangue l’amore per la sua comunità. Un gesto eroico che, a 42 anni dalla scomparsa, è stato degnamente ricordato durante la messa celebrata nella chiesa San Giovanni Battista, a cui è seguita l’inaugurazione del cippo, realizzato dal maestro Maurizio Bonora e voluto dall’amministrazione comunale di Ferrara come atto di riconoscenza nei confronti dell’eroe.

In prima fila alla cerimonia religiosa, presieduta dal cappellano militare della Legione Carabinieri Emilia Romagna don Giuseppe Grigolon e celebrata dal parroco di Pontelagoscuro don Silvano Bedin, figuravano il comandante della Legione Carabinieri Antonio Paparella, il comandante provinciale dei Carabinieri di Ferrara Carlo Pieroni, il sindaco Tiziano Tagliani e il questore Orazio D’Anna. Ma tutta la chiesa era gremita di persone che hanno voluto ricordare il coraggio e il valore di Carmine Della Sala, comandante avellinese ucciso in maniera barbara da alcuni malviventi che stavano rapinando la banca situata di fronte alla scuola media frequentata dal figlio Roberto. Notata una macchina ferma davanti all’istituto di credito con il motore acceso, il carabiniere non ha esitato, dopo aver inviato il collega a chiedere rinforzi alla vicina caserma, ad irrompere nei locali della banca per affrontare i malviventi, senza però far uso di armi per non mettere a repentaglio l’incolumità dei cittadini presenti. A mettere mano alle pistole, però, ci hanno pensato i banditi: ferito all’addome dal fuoco di un rapinatore, Della Sala non si è arreso e ha continuato la violenta colluttazione all’interno della macchina avviata per la fuga, dove ha trovato la morte. Colpito da numerosi proiettili e percosso con i calci delle pistole, il suo corpo è stato gettato esanime sulla strada alcune centinaia di metri più in là. Le sue spoglie ora riposano nel cimitero di Serravalle, dove Carmine sognava di ritirarsi in pensione.

“Carmine Della Sala si è fatto pescatore di uomini – annuncia il sacerdote durante l’omelia – perché ha gettato le reti e ha dato la vita per i suoi fratelli, per la sicurezza della città e della sua comunità. Un esempio di chi è fedele alla propria missione fino alla morte, come Gesù Cristo. Una chiamata chiesta a tutti i carabinieri e servitori dello Stato che, attraverso il loro servizio, fanno sì che le comunità stiano in pace e che le persone ‘cattive’ possano ritrovare la retta via. Noi sacerdoti in ogni viso vediamo il volto di Dio – prosegue il sacerdote – mentre voi carabinieri in ogni cittadino vedete lo Stato che va protetto a costo della vita. Carmine, consapevole del pericolo, ha affrontato i briganti per proteggere la sua comunità, un amore che ha pagato col sangue. Un sacrificio che non deve essere vano ma che deve essere un modello: la sua memoria deve essere uno stimolo a fare della propria vita un servizio per gli altri”.

Un messaggio ben espresso dall’intitolazione del cippo, “un solido che sarebbe perfetto se a lato non ci fosse una spaccatura che rappresenta la violenza”. A parlare è il sindaco che prende in prestito le parole di Hannah Arendt: “Questo monumento lancia un messaggio forte sulla potenza del bene e sulla banalità del male – dichiara Tagliani. – Quando ci troviamo di fronte ad atti d’eroismo del genere abbiamo paura di dire parole retoriche ma la banalità è nel male: il bene è potente ed è tutt’altro che retorico, specie quando si esprime in gesti che vanno ben oltre il proprio dovere”.

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