Gio 30 Ott 2014 - 1376 visite
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Esplode nei cieli l’esperimento di Zamboni

Antares doveva portare in orbita il materiale del progetto Drain Brain

nasaL’esplosione in Virginia (Stati Uniti) del razzo vettore Antares ha mandato in fumo anche Drain Brain, uno degli esperimenti scientifici su cui doveva lavorare la prima astronauta italiana, Samantha Cristoforetti, nato dagli studi del professore Paolo Zamboni di Unife sulla Insufficienza venosa cronica cerebrospinale (CCSVI), ritenuta correlata alla sclerosi multipla.

La missione dell’Agenzia Spaziale Italiana doveva lanciare in orbita il modulo cargo Cygnus, per la missione CRS-3, al cui interno c’erano i rifornimenti per gli astronauti a bordo della ISS (Stazione Spaziale Internazionale). Per gli studi di Zamboni l’esperimento doveva servire a quantificare il ritorno venoso cerebrale in condizioni straordinarie (assenza di gravità) e validare strumenti diagnostici che dovevano rappresentare una novità assoluta, e che, una volta “atterrati in ambulatorio” avrebbero dovuto risultare utilissimi per le persone malate di insufficienza venosa cronica cerebrospinale, ma anche per pazienti cardiopatici.

E invece l’imprevisto ha messo i pali tra le ruote dello scienziato ferrarese. Antares, realizzato dalla società privata americana Orbital Sciences Corporation per conto della Nasa, è esploso alle 23:22 ora italiana di martedì 28 ottobre, pochi secondi dopo il distacco dalla sua piattaforma di lancio dal poligono spaziale di Wallops, in Virginia. Sul veicolo non c’era nessuna persona a bordo, ma tutto il carico è andato distrutto.

L’Asi fa sapere in un comunicato che sono già “stati avviati immediati contatti con la Nasa per attivare da subito tutte le procedure necessarie per assicurare la ripianificazione di due dei nove esperimenti destinati alla missione Futura di Samantha Cristoforetti, andati persi con l’incidente del lanciatore Antares esploso la notte scorsa”.

Per le due sperimentazioni della missione Futura, tra cui Drain Brain, “gli obiettivi scientifici saranno preservati grazie all’impegno dell’Asi che con i propri tecnici e i ricercatori può contare sulla disponibilità di modelli di volo di riserva”.

Il video della Nasa

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