Terre del Reno
2 Aprile 2010
Chiusa l’istruttoria del processo “Animalandia”

Verso la verità sulla ‘tratta’ dei cuccioli

di Marco Zavagli | 2 min

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Mirabello. Si avvia verso la conclusione il processo “Animalandia”. Era il febbraio del 2008 quando la polizia provinciale pose sotto sequestro “Animalandia”, un negozio di Mirabello, per una serie di presunte irregolarità compiute dai gestori ai danni dei propri clienti e degli animali venduti o tenuti in custodia all’interno dell’esercizio. Cuccioli di cani e gatti che sarebbero stati strappati prematuramente dalla madre per essere importati dai paesi dell’Est con passaporto falso per mascherarne l’età, troppo bassa e comunque inferiore a quella necessaria per le vaccinazioni.

Vaccinazioni che secondo gli inquirenti venivano compiute ugualmente con la compiacenza di un veterinario di fiducia, così da comportare per le povere bestiole l’effetto contrario, cioè la distruzione degli anticorpi naturali e la contrazione di malattie. Cimurro, parvovirosi e rabbia erano solo alcune delle patologie riscontrate sugli animali venduti da Animalandia a 31 clienti e sui cuccioli, circa 26, custoditi all’interno del negozio.

Nell’80% dei casi, cani e gatti avevano problemi sanitari di vario tipo e 15 erano deceduti a causa  dei problemi di salute contratti. L’indagine della Polizia Provinciale era iniziata nel settembre del 2006 su delega della pm Barbara Cavallo. A febbraio e marzo del 2007, nel corso delle ispezioni all’interno di Animalandia, la situazione era emersa nella sua gravità: 13 cuccioli su 26 con età inferiore a quella riportata sul passaporto e i restanti 14 con documenti sanitari non conformi. Quattro erano deceduti

Grazie alla documentazione posta sotto sequestro, erano stati sentiti anche i clienti dell’esercizio che avevano già acquistato un cucciolo: quasi tutte le bestiole avevano avuto problemi e 10 erano morte. Tutto questo era più che sufficiente per mettere i sigilli al negozio e indagare i quattro titolari e il loro medico veterinario (Marco Ferraresi, Elisa Pocaterra, Michela Zucchini, Violetta Chiodi e Vittorio Mantovani), che ora sono sotto processo imputati a vario titolo per frode in commercio, falso e associazione a delinquere.

La fase istruttoria si è chiusa ieri nell’aula B del tribunale di Ferrara, con l’esame degli ultimi testi della difesa: uno degli acquirenti, un consulente di parte e un medico veterinario dell’Ausl.

Il tribunale collegiale, composto dal presidente Caruso con a latere i giudici Marini e Attinà, ha rinviato le parti al 24 giugno, quando si terrà la discussione con la requisitoria del pm e le arringhe difensive degli avvocati Massimiliano Bacillieri per i titolari del negozio e Luca Esposito per il medico, che hanno sempre sostenuto l’uno che i commercianti non possono rispondere delle inadempienze compiute dall’importatore, l’altro che le consulenze veterinarie sono sempre state fedeli e veritiere (ogni problema di salute degli animali, cioè, sarebbe stato segnalato puntualmente).

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