Gio 5 Giu 2014 - 1240 visite
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Intestino perforato, assolta dopo 7 anni l’infermiera

Liliana Fuschini era accusata di aver commesso una manovra errata durante una colonscopia

admin-ajax (3)Argenta. Andava avanti da quasi sette anni il processo per lesioni gravi che vedeva imputata un’infermiera dell’ospedale di Argenta, Liliana Fuschini, accusata di aver perforato l’intestino di un paziente mentre praticava una colonscopia assieme alla propria equipe.

Era il 29 maggio del 2007 quando Marco Bellistracci, ex commissario dei vigili urbani di Argenta, si sottopose all’operazione all’ospedale Mazzolani-Vandini di Argenta, per poi essere dimesso il giorno stesso. In serata si fece riaccompagnare nuovamente al pronto soccorso per forti dolori e gonfiori: aveva una perforazione dell’intestino. L’ambulanza lo portò d’urgenza all’ospedale di Ferrara, dove gli viene praticata una laparotomia, una deviazione dell’intestino retto. Nel dicembre successivo si sottopose a un secondo intervento di ricanalizzazione dell’intestino, che lo riportò in condizioni normali.

A finire nel registro degli indagati, oltre alla Fuschini (difesa dagli avvocati Bolognesi e Campalani), furono anche il medico radiologo Alessandro Barboni e il tecnico di radiologia Luigi Pelliconi, le cui posizioni furono archiviate in udienza preliminare. Per l’infermiera la fine del lungo calvario giudiziario – con tanto di ‘reset’ del processo per via del trasferimento del giudice Giorgi – è arrivata solo nelle ultime ore, dopo la sentenza di assoluzione pronunciata dal giudice Testoni.

Durante l’udienza conclusiva era stata la stessa imputata a presentarsi sul banco degli imputati, spiegando la procedura tecnica eseguita durante la colonscopia e concludendo affermando con decisione: “Sono sicura di avere eseguita la manovra correttamente. Sicurissima”. Ma a sostenere la sua tesi sono intervenuti anche il consulente, dottor Venturini, e i testimoni della difesa. Il primo in particolare ha sostenuto l’impossibilità di imputare al passaggio della sonda rettale la lacerazione dell’intestino, fenomeno noto nella letteratura scientifica e che il consulente definisce “una complicanza prevedibile, prevenibile ma non sempre evitabile”. Secondo il consulente episodi di questo genere possono capitare a persone anziane o che comunque sono state sottoposte a stress o a complicazioni. “Manca la pistola fumante”, è il commento finale con cui Venturini ha spiegato – in termini più legali che medici – il concetto alla base del suo discorso.

La Fuschini tira così un respiro di sollievo dopo il lungo iter giudiziario che suo malgrado ha dovuto affrontare. Nei sette anni trascorsi dai fatti la donna aveva continuato a lavorare all’ospedale di Argenta e la dirigenza non l’aveva mai sottoposta a sanzioni o provvedimenti per l’episodio al centro del processo, tanto che anche i suoi colleghi avevano inoltrato una lettera a Estense.com per dichiarare la propria solidarietà alla Fuschini. La sentenza odierna ha definitivamente ripristinato l’immagine professionale e tolto ogni dubbio sull’operato e le capacità dell’infermiera.

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