Ven 30 Mag 2014 - 162 visite
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Sisma, Negri: “Feriti ma continuiamo a ricostruire”

A due anni dall'evento oltre 60 le chiese e canoniche ancora da riaprire

negri sismadi Giacomo Borgatti

In occasione del secondo anniversario del terremoto del 20 e 29 maggio 2012, l’Arcidiocesi di Ferrara e Comacchio apre le porte della Sala degli Stemmi presso il Palazzo Arcivescovile per una mostra speciale nella quale è stato possibile ammirare opere provenienti da varie chiese terremotate della provincia come il duomo di Bondeno, la chiesa delle Stimmate di piazza Ariostea, di Santa Chiara e San Domenico. Una mostra per parlare anche del terribile evento sismico di due anni fa, cercando soprattutto di capire cos’è stato fatto e quanto ancora resta da fare per permettere alle chiese alle case canoniche ancora chiuse di tornare a disposizione dei fedeli. “Il terremoto ha segnato una gravissima espropriazione della nostra tradizione – ha affermato l’arcivescovo Luigi Negri – perchè una chiesa inutilizzabile è un’offesa all’essere cristiano. Ma la fede non si riduce solo a questi luoghi e lo abbiamo dovuto imparare attraverso la ruvida pedagogia di Dio”.

A due anni dal sisma, l’ingegnere don Stefano Zanella utilizza il testo della canzone “Under pressure” dei Queen per far comprendere meglio la situazione: “Una parte del testo recita ‘Il terrore di sapere cosa significa veramente questo mondo. (…) Pregare per il domani, mi fa sentire più vicino al cielo’. Ci troviamo in un momento in cui sembriamo aver paura di comprendere come funziona questo mondo. Forse è per questo che le conferenze per spiegare il rischio sismico nelle nostre terre sono sempre più rare e le polemiche relative alla geotermia riguardano solo i quartieri in cui si vuole trivellare”. Un terremoto che ancora lascia delle cicatrici profonde sul territorio ferrarese nonostante i mass media nazionali si ricordino di esse solo in occasioni di ricorrenze varie come appunto gli anniversari. “Per fortuna – prosegue don Zanella – qui in Emilia siamo un popolo di lavoratori e stiamo dando l’esempio all’Italia per quanto riguarda la ricostruzione”. Un percorso di due anni che ancora non sembra destinato a interrompersi: “Progettare interventi su una chiesa non è come ristrutturare un monolocale ma grazie al piano per la ricostruzione varato dalla Regione è stata portata chiarezza sulla strada da percorrere”.

Nel 2012 sono stati molti gli edifici ecclesiastici colpiti dal sisma: su 222 edifici danneggiati, 113 sono chiese, su un totale di 213 presenti nel territorio, e 47 le case canoniche. I progressi ci sono stati ma, nonostante tutto, ad oggi sono 63 le chiese ancora chiuse. Il tutto grazie ad una doppia tranches di fondi che, prima, ha messo in sicurezza gli edifici più pericolanti e, successivamente, ha permesso la riapertura di alcune parrocchie come quella della Sacra Famiglia, di Coronella e di Zerbinate. Inoltre da giugno 2014 torneranno disponibili anche la parrocchia di Pilastri di Bondeno e quella di Monestirolo. Ma non è finita qui: sono molti i progetti preliminari che sono già stati inviati alla Regione, o che verranno consegnati entro giugno, per l’annualità 2013-2014 del piano di ricostruzione. Discorsi differenti per la Cattedrale di Ferrara ed il Palazzo Arcivescovile per i quali i tempi saranno più lunghi per la realizzazione di un progetto adeguato. Iter più lungo anche per quanto riguarda il convento di Santa Maria in Vado visti i recenti ritrovamenti di antichi affreschi.

“Chiesa e Stato però – commenta il dottor Aniello Zamboni – non dovrebbero essere lasciati soli ma privati, associazioni culturali e società civile dovrebbero alzare maggiormente la voce”. Continua Negri: “Non dobbiamo pensare che i problemi della Chiesa siano attribuibili, e risolvibili, solo dalla Santa Sede. La Chiesa è di tutti noi e perciò si deve ricostruire anche grazie alla partecipazione del popolo cristiano che dovrebbe intervenire anche da un punto di vista materiale”. Ma è il tempo dei saluti e c’è una mostra da visitare.

La Sala degli Stemmi accoglie temporaneamente una serie di opere provenienti da varie chiese del territorio ferrarese per una mostra eccezionale, sia da un punto di vista artistico sia per quanto riguarda il luogo in cui esse si trovano. Oltre al ciclo araldico del 1720 realizzato dallo scenografo ferrarese Tommaso Ravanelli, sono presenti undici capolavori di vari autori, come Scarsellino e Bononi, in attesa del restauro delle chiese dove abitualmente si trovano. “Sono felice di ospitare queste opere perchè vorrei che il Palazzo Arcivescovile diventasse un luogo da frequentare artisticamente – afferma l’Arcivescovo Negri -. Mi impegno a far sì che, da settembre di quest’anno, questa mostra diventi permanente ed aperta al pubblico come una galleria d’arte”. La giornata di giovedì 29 maggio è stata, al momento, l’unica occasione per osservare queste opere da vicino nella speranza che l’impegno dell’Arcivescovo si trasformi in realtà.

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