mar 13 Mag 2014 - 627 visite
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La storia della Città del Ragazzo diventa un libro

Ghedini: "A poca distanza da noi esiste una ‘casa' frequentata da studenti oggi imprenditori"

foto_12mag14_citta_ragazzoLa storia della Città del Ragazzo diventa un libro. La giornalista Camilla Ghedini racconta la mission e l’evoluzione dell’ente di formazione professionale ferrarese attraverso la testimonianza di chi ci ha vissuto, dagli allievi della prima ora ai docenti, dai giovani ex studenti agli ospiti del centro riabilitativo Perez. Il volume, intitolato “Città del Ragazzo: voci e sguardi in cammino” e pubblicato da Este Edition, è stato presentato questa mattina nella sala Zanotti della residenza municipale, alla presenza di un folto numero di relatori. All’incontro, oltre all’autrice, hanno partecipato il sindaco di Ferrara Tiziano Tagliani, l’assessore provinciale alle Politiche e Servizi per il lavoro Caterina Ferri, l’arcivescovo di Ferrara e Comacchio Luigi Negri, il direttore della Città Ragazzo Giuseppe Sarti, il responsabile della comunità religiosa Fratel Raffaello Corrà e Giancarlo Vicentini, uno dei primi allievi della scuola di via Comacchio.

Lo scopo del volume, oltre a dare visibilità e voce all’attività e ai protagonisti della struttura fondata da don Giovanni Calabria, è quello di raccogliere fondi per sostenere gli studenti più bisognosi. In programma giovedì 15 maggio alle 19.30 presso la sede di via Comacchio, una festa di fine anno per presentare alla città il libro, il bilancio delle attività e gli spettacoli allestiti da coloro che frequentano la Città del Ragazzo, come la rappresentazione teatrale “Delirium” a cura del gruppo Leonardo Theatre. Una grande festa per celebrare i 63 anni della struttura, fondata al chilometro 3 di Ferrara nel 1951 dal sacerdote veronese don Giovanni Calabria per volontà dell’allora arcivescovo di Ferrara-Comacchio monsignor Ruggero Bovelli. Partendo dalle parole di Fratel Raffaello Corrà, il responsabile della comunità religiosa, il libro ne spiega il cambiamento tra i due secoli attraverso la formula dell’intervista, che diventa un mini racconto.

“Il testo – scrive Ghedini nell’introduzione – nasce dallo stupore, dall’energia e dalla voglia di fare sapere ai nostri concittadini che a poca distanza da noi esiste una ‘casa’ in cui hanno abitato bambini oggi nonni, frequentata da studenti oggi imprenditori, in cui lavorano traumatizzati che acquistano nuove abilità. In cui si guarda al futuro rimanendo al passo coi tempi, in cui l’individuo è al centro di tutto, in cui il valore dell’accoglienza è un bene da ricevere. Ma sempre e comunque, soprattutto, da restituire”.

Il testo, inoltre, contiene gli interventi di monsignor Luigi Negri che definisce la struttura un luogo in cui “molti ragazzi hanno avuto l’occasione di diventare uomini”; del primo cittadino estense che ne rimarca il ruolo di “agenzia educativa”; dell’assessore provinciale che sottolinea come la capacità di investire sulla persona diventi elemento fondamentale per il successivo inserimento nel mercato del lavoro e del direttore Giuseppe Sarti che ricorda come l’”esistenza di tante persone avrebbe potuto essere diversa senza la Città del Ragazzo”.

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