Mer 7 Mag 2014 - 604 visite
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Intestino perforato durante il controllo, assolti i radiologi

Il consulente di parte civile: "Manovra maldestra dell'infermiera", ora unica imputata rimanente

admin-ajax (10)“Siamo molto contenti: il mio cliente può uscire da un calvario durato 7 anni che lo ha molto provato e ora può finalmente tornare alla sua vita. Siamo rammaricati per quanto patito dalla parte offesa, ma abbiamo sempre respinto fermamente ogni responsabilità penale”. Non nasconde la propria soddisfazione l’avvocato Gianni Ricciuti, difensore del radiologo Alessandro Barboni, dopo l’ultima udienza del processo sul caso di Marco Bellistracci, l’ex commissario dei vigili urbani di Argenta che subì la perforazione dell’intestino durante una normale colonscopia. La lista degli imputati si è infatti assottigliata a un solo elemento, l’infermiera Liana Fuschini, sgravando così da ogni sospetto Barboni e il tecnico di radiologia Luigi Pelliconi, assolti alla fine dell’ultima udienza.

Era il 29 maggio del 2007 quando Bellistracci si recò all’ospedale di Argenta per una colonscopia virtuale. Già poche ore dopo la visita cominciò ad accusare forti dolori e gonfiori, tanto che la sera stessa si recò al pronto soccorso per capire se ci fossero complicazioni. Aveva una perforazione dell’intestino e l’ambulanza lo portò d’urgenza all’ospedale di Ferrara, dove gli venne praticata una laparotomia, una deviazione dell’intestino retto. Nel dicembre successivo subì un secondo intervento di ricanalizzazione dell’intestino che lo riportò in condizioni normali. Ma per sei mesi ha subito danni esistenziali, lamenta l’accusa, sostenuta dal pm Stefania Borro e dall’avvocato di parte civile Antonio Salvatore.

Per l’assoluzione di Barboni e Pelliconi, decisive sono state le parole del consulente di parte civile, che ha parlato di una “manovra maldestra nell’utilizzare la sonda” da parte dell’infermiera. Sarà quindi solo la Fuschini a continuare il processo il 4 giugno, mentre le posizioni degli altri imputati sono state stralciate e i due hanno ricevuto la piena assoluzione, “perché il fatto non sussiste”.

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