Non è certo un nuovo “caso Carlomagno”, ma per poco il ministro Ignazio La Russa non ci ricascava. Dopo l’episodio di via dell’Umiltà a Roma, quando si scatenò contro il free-lance che chiedeva ragione del caos-liste, l’irascibile ministro della Difesa, ieri a Ferrara, durante la conferenza stampa con i giornalisti che ha preceduto il suo comizio in piazza, è uscito dai ranghi che il suo ruolo istituzionale impone per palesare tutto il suo fastidio per le domande di un collega della “Nuova Ferrara”.
Mentre l’esponente del governo Berlusconi parlava della manifestazione di Roma di sabato scorso come di una “dimostrazione di efficacia del Pdl”, Marcello Pradarelli ha interrotto La Russa chiedendogli per quale motivo allora il partito avrebbe gonfiato i numeri, parlando di un milione di persone.
“Il ‘gonfiaggio’ lo hanno sempre fatto i comunisti” è sbottato il ministro, corretto però subito dal giornalista ferrarese: “è stato Denis Verdini, organizzatore del corteo di sabato, a diffondere quelle cifre, smentito poi dal ministro dell’Interno Maroni che ha confermato le 150mila persone contate dalla questura”.
A questo punto La Russa è andato su tutte le furie e, sbattendo il pungo sul tavolo, ha intimato al collega di “stare zitto, lei non mi vuole far parlare”, chiedendo a quale testata appartenesse il cronista.
Una voce si è alzata per avvertire che “la Nuova Ferrara è ancora più a sinistra dell’Unità”, frase sufficiente per far esclamare a La Russa un altezzoso “ecco perché non mi ha chiesto nulla dei presunti 200mila alla manifestazione della sinistra”.
Il battibecco è terminato qui, con l’apostrofo finale delle scuse che La Russa, al termine della conferenza stampa, ha voluto rivolgere personalmente a Pradarelli. Ma il botta e risposta non era destinato ancora a finire, visto che il combattivo giornalista ha criticato il ministro di “non accettare il contraddittorio”. Pronta la replica dell’ex An: “il contraddittorio lo accetto con i politici, non con i giornalisti”, ha replicato piccato, rinnovando comunque le scuse. Ma se il diritto di parola è concesso solo ai politici allora – chiediamo noi – perché convocare una conferenza stampa?
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