Gio 16 Gen 2014 - 1576 visite
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Favole e ‘follie’ sulla cancellazione del debito

Bisin: “Con Monti e Letta non è stato fatto nulla, solo tasse”

(foto di Michele Travagli)

(foto di Michele Travagli)

“Follie”. “Stupidaggini immense”, “megagalattiche”. Così Alberto Bisin, professore al Dipartimento di Economia della New York University e editorialista di la Repubblica, ha liquidato ieri pomeriggio davanti a oltre un centinaio di persone le affermazioni della Modern Money Theory, che nello scorso giugno avevano interessato una numerosa folla nell’incontro con Warren Mosler, e che per molti hanno il volto di Paolo Barnard, ospite fisso delle trasmissioni condotte da Gianluigi Paragone.

L’economista presentava il suo ultimo libro ‘Favole e numeri’, in compagnia dell’assessore Luigi Marattin, che vaglia alcune delle affermazioni più popolari di questa corrente. Bisin e Marattin in realtà direbbero pseudo corrente, “visto che in televisione vedo gente che racconta favole – ha attaccato il primo –. Non penso che i grandi economisti mondiali siano gli unici a poter parlare, ma solo in Italia c’è un gruppo di persone che, definendosi economisti, attacca l’economia. E non è nemmeno vero che il nostro sia un pensiero unico, tutti d’accordo nell’affamare la gente. Al contrario, è molto difficile capire se un modello economico è migliore di un altro, forse non è nemmeno possibile, e questa è la normale evoluzione di una disciplina”.

Ma allora è vero o no che il risanamento del debito è un mantra per avvantaggiare il capitale? Il ‘newyorkese’ qualcosa concede. “Il ripudio del debito da parte di uno Stato è possibile, e potrebbe anche essere nel suo interesse. Bisogna però sapere che dopo, per un po’, questo Stato ovviamente non potrà più accedere al mercato del credito, e la gente soffrirà: in Argentina la cosa fu drammatica, per evitare la fuga di denaro tutti i prelievi furono bloccati per due settimane e l’inflazione galoppò”. Barnard e altri, però, avrebbero una soluzione: la Banca d’Italia – previa uscita dall’euro, naturalmente – stampi moneta per pagare il proprio debito. “E qui sta la follia – risponde Bisin –: i creditori non sono fessi, sanno che stai dando loro pezzi di carta inutili”.

Seconda convinzione diffusa: gli Stati hanno perso sovranità a vantaggio di privati. “Ė una stupidaggine immensa – attacca –: il signoraggio va agli Stati, mentre la governance della Bce è scelta dalla struttura politica e la ownership dei privati è un retaggio storico senza alcuna importanza”. Sul punto, insomma, l’economista riconosce solo che “gli Stati Uniti sono usciti dalla crisi grazia al salvataggio delle banche operato dalla Federal Reserve e costato un mucchio di soldi ai contribuenti. È stata una decisione folle e probabilmente clientelare, ma è ben diverso dal chiamare sempre in causa i privati”.

Oltre che alla contestazione della Modern Money Theory, l’incontro di ieri si è dedicato ad affrontare due evergreen del dibattito politico-economico italiano: spesa pubblica e debito pubblico. Perché nessuno riesce a tagliare la prima? E, a monte, davvero va tagliata oppure può essere un motore di sviluppo? “Questa idea è una stupidaggine megagalattica – ha tagliato corto Bisin sull’ultimo quesito –: nessun paese al mondo l’ha mai fatto, tranne la Germania di Bismark e l’Urss, che spendevano in armamenti mentre la popolazione soffriva. La spesa può servire ad evitare grossi danni causati dai cicli economici, ad alleviare le sofferenze della popolazione – ha concesso – ma nei momenti di crescita andrebbe tagliata, cosa che in Italia non è mai stata fatta”. Già, ma perché? “Un po’ perché la classe politica sopravvive grazie alla spesa – ha continuato Bisin –, un po’ perché c’è una parte del paese, il Sud, che ha un reddito pro capite molto più basso dell’altra” e a questo la spesa – almeno in teoria – ha cercato di dare risposta.

Marattin ha rincarato. “La risposta a questa domanda non è economica, ma va cercata in due attitudini tipicamente italiane: una è quella di considerare le risorse pubbliche risorse di nessuno anziché di tutti, l’altra è l’allergia ad una loro allocazione in maniera competitiva. La competizione lascia sul campo morti e feriti, mentre qui si è sempre preferito dare un po’ a questo, un po’ a quello e un po’ a quell’altro”.

D’accordo i due economisti sono anche sul giudizio – negativo – sui governi Monti e Letta. “Debito e spesa hanno continuato ad aumentare anche dopo lo scoppio della crisi, la riduzione del deficit è derivata solo da una maggior tassazione” ha attaccato il ferrarese, che ha proposto anche vie alternative e certo non immediatamente di sinistra: “Irlanda, Estonia, Regno Uniti e Spagna hanno fortemente ridotto la spesa, compresi i salari dei dipendenti pubblici, tagliati in Irlanda del 20%. Lì però la crescita del Pil e dell’occupazione stanno andando meglio che da noi, che invece abbiamo avuto fretta”. E qui è stato Bisin a rincarare. “Con Monti e Letta non è stato fatto nulla, solo tasse che hanno coperto buchi di bilancio. L’austerity in Italia non c’è”.

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