
Gli Arctic Monkeys
E’ da tempo tutto esaurito per il concerto degli Arctic Monkeys di giovedì 11 luglio in piazza Castello (ore 21.30 ), che tornano a “Ferrara Sotto le Stelle” per dare vita al penultimo appuntamento della rassegna, accompagnati da Miles Kane che aprirà il concerto alle 20.30.
Salita alla ribalta grazie al passaparola sul web, la band di Sheffield è giunta al successo planetario grazie ad una continua evoluzione stilistica e compositiva, caratterizzata da un mix di melodie scanzonate e testi maturi e introversi. L’apertura del concerto è affidata alle melodie sixties di Miles Kane, alter ego di Alex Turner nei Last Shadow Puppets.
Ha davvero dell’incredibile la storia degli Arctic Monkeys. I due leader della band, Alex Turner e Jamie Cook, sono vicini di casa sin dall’infanzia, il resto dei membri del gruppo loro amici.
All’epoca del primo concerto sono tutti praticamente minorenni e senza contratto discografico, e come tanti giovani musicisti nell’affollata scena britannica diffondono i propri “demo” gratuitamente durante le esibizioni dal vivo. Ma, caso unico nella storia della musica rock, il successo per loro arriva prima che entri in scena un discografico. A scoprirli per primo è infatti il popolo della rete: visto l’esiguo numero di copie dei loro demo in circolazione, i primi fan cominciano a trasferire sul computer le loro canzoni e inviarle agli amici tramite il web, e la fama del gruppo si diffonde a una velocità inimmaginabile.
All’insaputa dei cinque ragazzi, qualcuno apre una pagina su Myspace: è la miccia che fa esplodere il fenomeno mediatico. Nel 2005 arrivano così un primo Ep a tiratura limitata intitolato “Five Minutes with Arctic Monkeys”, acclamate partecipazioni ai festival estivi di Reading e Leeds, un primo tour sold-out nel Regno Unito e una serie di rifiuti opposti alle avances delle major discografiche.
Turner e compagni firmano finalmente per la indie Domino e, spinti dal fortissimo sostegno della stampa specializzata, New Musical Express in testa, conquistano la vetta delle classifiche di vendita con i due singoli “I Bet You Look Good on the Dancefloor”, quasi un inno generazionale per gli adolescenti inglesi, e “When the Sun Goes Down”.
A inizio 2006 arriva il momento dell’attesissimo esordio sulla lunga distanza: ironicamente intitolato “Whatever People Say I Am, That’s What I’m Not” e inciso con il geniale produttore Jim Abbiss, vende 363.000 copie soltanto nella prima settimana, record assoluto nella storia dell’industria discografica del Regno Unito. Secondo la stampa il disco dimostra che la spasmodica curiosità condensatasi attorno al gruppo è pienamente giustificata, e i quattro vengono descritti come gli ultimi rampolli della tradizione rock britannica che va The Who fino ai Pulp, passando inevitabilmente per gli Smiths di Morrissey. E proprio ai testi di quest’ultimo vengono spesso accostati quelli scritti dallo schivo Alex Turner, un diciottenne capace di descrivere la società inglese in maniera semplice, diretta, ma irresistibilmente poetica.
Il secondo lavoro, intitolato “Favourite Worst Nightmare”, viene registrato a tempo di record sotto la guida di James Ford ed è annunciato nei negozi di dischi addirittura a meno di un anno dall’uscita dell’esordio. Tanta velocità fa sospettare ai giornalisti che i giovanissimi Arctic Monkeys si siano fatti condizionare troppo da un’ industria musicale che stritola i propri talenti in nome di un successo immancabilmente usa e getta. All’uscita del disco però ogni dubbio viene fugato: sorprendendo tutti “Favourite Worst Nightmare” si rivela essere uno dei dischi meglio recensiti del 2007, convincendo persino coloro che avevano storto il naso di fronte al precedente. L’immediatezza dell’esordio cede il passo a un’opera coesa, che cresce di ascolto in ascolto. E’ evidente che gli Arctic Monkeys sono cresciuti sia anagraficamente che come musicisti, e abbracciano la propria dimensione globale senza perdere la spontaneità che li ha resi famosi. La critica non ha dubbi: il luogo comune è sfatato e il seguito è migliore dell’originale.
“Humbug” (2009) allarga gli orizzonti con pezzi dal sapore vagamente psichedelico: i ritmi rallentano e le geometrie chitarristiche diventano più ipnotiche. Il disco viene registrato nel deserto californiano del Mojave e la mano di Josh Homme (Queens of the Stone Age) alla produzione si fa sentire, privilegiando riverberi spigolosi e un suono più “sporco” ed acido. “Suck It and See”, quarto album di studio, registrato a Los Angeles, conferma la svolta verso sonorità ben poco britanniche, ma allo stesso tempo ritrova il gusto per melodie più accessibili e per una ritrovata leggerezza “pop”.
Alla vigilia di un nuovo lavoro che verrà pubblicato in settembre, gli Arctic Monkey sono ormai riconosciuti come una delle migliori live band in circolazione: ostinatamente lontani dal divismo dei colleghi e dotati di un invidiabile sicurezza dal punto di vista strumentale, propongono un set trascinante che quasi senza sosta passa in rassegna l’intero repertorio.
L’attuale line-up degli Arctic Monkeys comprende Alex Turner (chitarra e voce), Jamie Cook (chitarra), Nick O’Malley (basso) e Matt Helders (batteria).

Miles Kane
Apertura di lusso con Miles Kane, una delle figure più importanti della nuova scena britannica. L’ex-frontman di band quali The Little Flames e The Rascals ha maturato un solido profilo internazionale con The Last Shadow Puppets, il progetto ideato insieme appunto al leader degli Arctic Monkeys, Alex Turner. Il loro (finora) unico album, “The Age of the Understatement”, uscito nel 2009, è entrato direttamente al primo posto nella classifica inglese, riscuotendo un unanime plauso critico. Dopo un primo album solista, Kane ha appena pubblicato “Don’t Forget Who You Are”, disco di rock’n’roll fresco e orecchiabile, alla cui stesura hanno partecipato sia Alex Turner che il grande Paul Weller.
Info: 348-6117254.
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