Si avvicina il momento della resa dei conti tra maggioranza e opposizione sul caso Ermitage. Tutti i consiglieri comunali dei gruppi di opposizione (Pdl, Lega Nord, Fli, Io amo Ferrara, Liberi e Forti, Progetto per Ferrara) hanno firmato nelle ultime ore una richiesta di convocazione straordinaria del consiglio, per chiedere chiarimenti e risposte all’amministrazione sul trasferimento della fondazione a Venezia. “La questione Ermitage – spiega il capogruppo Pdl Luca Cimarelli – era uscita fuori in maniera del tutto sottotraccia in un question time. Mi ero risentito e avevo chiesto parola, dicendo che un argomento di questo genere non si poteva trattare in un minuto. Era necessario avere risposte più esaurienti”.
L’annuncio a sorpresa dell’addio a Ermitage era stato dato infatti il 13 maggio scorso durante un question time (vai all’articolo), la seduta di “botta e risposta” tra consiglieri e assessori con tempi brevi e regolamentati. “L’attività è sospesa, la palazzina in corso Giovecca è inoccupata per non doverne sostenere costi e la fondazione si trasferirà molto probabilmente in un’altra città italiana”, disse l’assessore Fusari in sostituzione dell’incaricato alla cultura Massimo Maisto. Un annuncio che lasciò di stucco gran parte dei gruppi di opposizione sollevando non poche polemiche, prima tra tutte quella del consigliere di Fli Enrico Brandani (vai all’articolo) che, pur non facendo nomi, pochi giorni fa ha mandato un messaggio molto chiaro alla maggioranza: “Qualcuno dovrebbe dimettersi”.
Tra i firmatari della richiesta non può ovviamente mancare lo stesso capogruppo Fli, che non fa dietrofront rispetto alle ultime dichiarazioni: “È un percorso naturale – afferma Brandani -. A fronte di un fallimento, un politico si deve dimettere. E quando non lo fa la richiesta arriva dall’esterno. Bisogna sapersi assumere le proprie responsabilità”. Responsabilità per un danno che Brandani giudica sia economico che d’immagine. “È vero che la maggior parte delle risorse non veniva dal Comune, ma anche i finanziamenti statali o regionali restano sempre soldi pubblici, pagati dai contribuenti. E in questi tempi è sgradevole e umanamente inaccettabile vedere Ermitage andarsene da Ferrara, dopo una presentazione pubblicata sulle prime pagine dei quotidiani nazionali, per la quale fu scomodato il presidente della Repubblica e a cui parteciparono Vasco Errani, Romano Prodi e la maggiori autorità russe. Qualcuno a Ferrara ha sbagliato, ha pensato troppo in grande o ha raccontato inesattezze”.
Il fatto che nel frattempo la giunta comunale sia cambiata rappresenta per il consigliere un alibi soltanto parziale. “È vero che allora il sindaco era Sateriale – afferma Brandani -, ma anche Tagliani e la presidente della Provincia Zappaterra andarono in Russia nel 2011. Qual’era il motivo del loro viaggio, e cosa ci ha guadagnato Ferrara?”.
Dai toni meno duri ma comunque critici è Cimarelli, secondo cui “la città ha il diritto di sapere le ragioni del fallimento di qualcosa che doveva essere un volano per la nostra città. E noi consiglieri opposizione abbiamo il diritto e il dovere di capirne le ragioni, anche perchè all’epoca ci fu chiesto un impegno di responsabilità per qualcosa che avrebbe dovuto portare lustro alla città”. Il capogruppo Pdl non ha in mente eventuali richieste di dimissioni nella maggioranza, ma sottolinea la mancanza di un progetto culturale e turistico unitario nel territorio ferrrarese. “Da parte mia – spiega il capogruppo Pdl – non mi piace ‘scagliare la pietra’ in maniera così violenta, preferisco comprendere dove si è sbagliato. La mia idea è che, quando la fondazione è arrivata a Ferrara, si stava ancora vivendo una fase di scontro sottotraccia tra Comune e Provincia, che ha portato al grande errore di volere due mostre contemporaneamente. Più che di dimissioni, credo sia indispensabile parlare di come definire una strategia culturale e turistica dell’intera provincia, dando vita a un progetto più unitario”.
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