Politica
13 Giugno 2013
Affondo di Brandani in commissione. Positivi invece Ferrara arte, Ferrara musica e Teatro

Ermitage, “qualcuno dovrebbe dimettersi”

di Redazione | 3 min

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“Dopo un percorso di sei anni, tante promesse, dopo che per l’inaugurazione si è scomodato il presidente Napolitano, voi venite a dirci che l’Ermitage va a Venezia. Non potete fare come se non fosse successo nulla avreste dovuto fare della polemica e qualcuno dovrebbe dimettersi”. È un affondo furibondo quello di Enrico Brandani, consigliere di Fli, durante la riunione della seconda Commissione consiliare.

Quel qualcuno sembrerebbe, di primo acchito, essere Massimo Maisto, vicesindaco e assessore alla cultura del Comune, coinvolto nel progetto Ermitage fina dagli esordi nel 2007 e presente alla riunione proprio in qualità di relatore sulla vicenda (e sui bilanci consuntivi del trio Ferrara arte, Ferrara Musica e Teatro comunale), ma Brandani subito lo esclude: “non sto dicendo che debba essere Maisto a prendersi in prima persona tutte le responsabilità, però l’amministrazione ne è uscita sconfitta sia dal punto di vista morale che umano”. Analisi di una sconfitta, quella di Brandani, su cui anche Valentino Tavolazzi concorda: “È evidente che l’operazione Ermitage è stata un fallimento –sostiene il consigliere di Ppf- chi l’ha fatta sicuramente vi aveva visto delle cose utili, come è capitato prima con la Turbogas, ma i risultati sono stati fallimentari, basta dirlo apertamente”.

“Non mi sento toccato da nessuna richiesta di dimissioni –ribatte Maisto-, posso anzi dire che fin dagli inizi ho ritenuto sbagliata la prima fase della gestione dell’Ermitage che ha portato a Ferrara Villagio Globale quando già c’era Ferrara Arte: non siamo una città abbastanza grande per sostenere e far crescere due organizzatori di mostre”. C’è però la questione conti: “negli ultimi tre anni lo Stato, con soldi stanziati dal Parlamento e non dal Governo, ha dato 250mila euro all’anno, mentre Comune e Provincia hanno finanziato 50 mila euro totali; tutti soldi vincolati per le attività scientifiche e i costi della palazzina –spiega Maisto-; per il periodo precedente, invece, i costi sono stati quelli della mostra del Garofalo” sui cui però non ha dato cifre precise. Ma dove gli altri vedono una perdita e una sconfitta, il vicesindaco vede nuove opportunità: “nel mondo della cultura molte cose finiscono e altre nuove nascono, bisogna anche sperimentare. Abbiamo lasciato andare l’Ermitage perché non potevamo più sostenerlo e perché abbiamo individuato altre priorità come il Meis, Palazzo Schifanoia, Palazzo Massari con il Museo Antonioni, Ferrara musica e il Teatro comunale. I rapporti con gli altri musei del mondo – continua l’assessore – li possiamo avere anche senza Ermitage Italia, grazie alle capacità e all’esperienza ventennale di Ferrara arte”.

A tal proposito, sono stati illustrati in commissione anche i bilanci consuntivi 2012 della stessa fondazione Ferrara arte, Ferrara musica e del Teatro comunale: tutti e tre fanno registrare il segno più rispettivamente per 104mila, 6mila e 800 e 24mila euro anche se, per quanto riguarda ancora Ferrara arte, precisa la direttrice amministrativa Elisabetta Farina “non sono stati inclusi i costi e alcuni finanziamenti per la mostra su Michelangelo Antonioni, rimandati al 2013”, anno in cui, secondo Maisto “faremo il vero bilancio, non in senso tecnico, di queste strutture a cui affidiamo ogni anno 2,5 milioni di euro”.

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