Economia e Lavoro
14 Maggio 2013
Un'altra azienda del Ferrarese in forte difficoltà. I sindacati: "Situazione allarmante e a rischio"

Sierra Europe in crisi chiede la cassa integrazione

di Redazione | 2 min

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Un altro campanello d’allarme suona per l’occupazione nel Ferrarese e un’altra azienda rischia di veder compromettere la continuità della propria produzione, trascinando con sé una quarantina di dipendenti. E’ la Sierra Europe, con sede a Ferrara in via Saragat, che ha fatto richiesta di cassa integrazione ordinaria per 27 lavoratori e, proprio ieri, si è confrontata con i sindacati di categoria informandoli della situazione che sta attraversando.

sierra europeL’azienda, che è leader nella progettazione, produzione e commercializzazione di macchinari per il processo di rottame metallico (presso cesoie, presse per carrozzerie, etc.), sta attraversando un periodo di crisi e calo della domanda, tale da essere costretta a rivedere tutti i propri piani di espansione, annunciati non più tardi di un anno fa. Proprio nel luglio 2012, infatti (vai all’articolo), era stato presentato dalla Sierra Europe il progetto di realizzazione di un nuovo capannone da 9mila metri quadri nell’area Sipro di Cassana (zona Diamantina) con l’annuncio di una sessantina di nuov assunzionui a partire dal 2013. “Non solo a oggi non c’è più traccia di questo progetto – riferisce il funzionario della Fiom Cgil Giovanni Verla – ma l’azienda sta rischiando di veder compromessa la propria attività”. Lo stesso Verla era presente all’incontro di  ieri con il nuovo amministartore delegato, l’italo americano Michele Auriemma, che ha sostituito da poco il precedente Ad rimosso dall’azienda. Le intenzioni annunciate dall’azienda ai sindacati, nonostante le forti difficoltà, sono quelle di voler provare a uscire da questa situazione attraverso un piano industriale di risanamento.

“Abbiamo posto come condizione – ha riferito Verla al termine dell’incontro – che vi ia l’utilizzo di tutti gli ammortizzatori sociali a disposizione, a rotazione, quindi che non venga messo in discussione l’organico. Non solo quindi un piano di risanamento, ma un piano industriale che mantenga sia la produzione che la commercializzazione dei macchinari. Non si può pensare, infatti, che alcune produzioni vengano affodate a imprese terziste quando si possono fare internamente. I sindacati hanno chiesto poi che il progetto di ampliamento resti in campo. La temperatura è comunque molto alta. Dovremo approfondire la situazione e riteniamo che la vigilanza delle istituzioni in questa fase sia fondamentale”.

Quanto discusso ieri tra azienda e organizzazioni sindacali verrà riferita ai lavoratori nel corso di un’assemblea che verrà convocata per la prossima settimana. “Sono emersi problemi importanti dell’azienda – ha aggiunto Verla – e una situazione che i lavoratori probabilmente ritenevano meno allarmante, mentre il rischio di una contrazione aziendale è reale”.

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