Politica
8 Giugno 2026
La consigliera comunale e co-portavoce di Coalizione Civica per Ferrara critica la norma sul consenso informato: "Limitare questi percorsi significa rischiare di lasciare indietro proprio chi avrebbe maggiore bisogno di essere raggiunto"

Poli contro il Ddl Valditara: “L’educazione sessuo-affettiva non è propaganda, è educazione”

di Redazione | 3 min

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L’approvazione del Ddl Valditara sul consenso informato per i percorsi di educazione affettiva e sessuale nelle scuole suscita la netta contrarietà di Arianna Poli, consigliera comunale e co-portavoce di Coalizione Civica per Ferrara, che invita a una riflessione sul ruolo dell’istruzione pubblica e sulla funzione educativa della scuola.

Secondo Poli, il provvedimento riguarda aspetti che vanno ben oltre l’organizzazione delle attività scolastiche. “La scuola non è soltanto il luogo in cui si trasmettono nozioni. È il luogo in cui si costruisce cittadinanza, si sviluppa il pensiero critico e si offrono strumenti per comprendere il mondo e vivere relazioni sane e rispettose”, afferma.

La consigliera giudica quindi “preoccupante che temi come l’affettività, il consenso, il rispetto reciproco e la prevenzione della violenza vengano trattati come argomenti tabù, subordinati a procedure che rischiano di limitarne l’accesso”.

Nel suo intervento, Poli respinge l’idea che l’educazione sessuo-affettiva possa essere interpretata come una forma di indottrinamento. “L’educazione sessuo-affettiva non è propaganda né indottrinamento. È educazione”, sostiene, spiegando che questi percorsi servono a parlare di consenso, emozioni, rispetto dei confini personali e riconoscimento delle relazioni tossiche e dei comportamenti violenti.

A sostegno della propria posizione richiama anche le esperienze maturate in altri Paesi. “I dati e le esperienze internazionali mostrano come percorsi strutturati di educazione affettiva contribuiscano a prevenire la violenza di genere, a ridurre i comportamenti a rischio, a migliorare la consapevolezza sul consenso e a contrastare stereotipi che ancora oggi alimentano discriminazioni e sopraffazioni”.

Particolare attenzione viene riservata alla situazione dei giovani che vivono contesti familiari difficili. “Per alcune persone la scuola rappresenta l’unico spazio in cui poter trovare informazioni corrette, ascolto e strumenti per comprendere situazioni di disagio, controllo o abuso”, osserva Poli. Per questo motivo, aggiunge, “limitare questi percorsi significa rischiare di lasciare indietro proprio chi avrebbe maggiore bisogno di essere raggiunto”.

La consigliera ritiene che, in una fase storica in cui il Paese continua a interrogarsi sulle radici della violenza di genere e sulle difficoltà educative delle nuove generazioni, la strada da seguire sia un’altra. “Sarebbe necessario investire di più nella formazione, nel dialogo e nella prevenzione. Non meno”.

Pur riconoscendo l’importanza della collaborazione tra scuola e famiglie, Poli sottolinea che l’istituzione scolastica non può rinunciare al proprio compito educativo. “Quando si insinua il sospetto che parlare di rispetto, consenso e affettività sia pericoloso, il rischio è quello di trasformare la conoscenza in un terreno di diffidenza e di paura”.

Da qui l’appello finale a difendere il ruolo della scuola come luogo di crescita e inclusione. “Credo invece che la scuola debba continuare a essere uno spazio di libertà, inclusione e crescita”, conclude. “Educare al rispetto non è un problema: è una responsabilità collettiva”.

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