“Quanto apparso sulla stampa fino a oggi è solo la punta dell’iceberg. Quelle agende contengono molte altre cose che verranno fuori presto”. È l’avvertimento che lancia Giovanni Donigaglia. Dopo le prime anticipazioni fornite dal “Giornale” e riguardanti alcune pagine di due delle cinque agende in mano all’ex numero uno della Coop Costruttori, altre “verità” sui nomi di politici dell’area ex Pci-Pds-Ds, che ai tempi d’oro attorniavano la galassia del colosso argentano dell’edilizia, potrebbero essere svelate alla stampa.
E l’occasione potrebbe essere l’incontro che si terrà a Roma tra lo stesso Donigaglia e Maurizio Gasparri. Il capogruppo del Pdl al Senato, proprio da Ferrara, dove è arrivato per la campagna elettorale, si era definito un “un estimatore a distanza di Giovanni Donigaglia”, auspicando un incontro per chiarire “i finanziamenti da parte delle coop rosse all’allora Pci-Pds”.
E ora c’è la certezza: l’incontro si farà. In attesa di conoscere la data l’imprenditore torna sulle rubriche in cui compare più volte il nome di Vasco Errani. “Quelle pagine sono solo la punta dell’iceberg – promette Donigaglia -. Quelle che verranno sono esplosive: sto finendo di trascriverle tutte e vedrete di cosa parlano”. Siamo solo all’inizio allora. E da qui a marzo è lecito aspettarsi che il presidente uscente della regione Emilia-Romagna (che si è già difeso consegnando all’Ansa la sua sicurezza di “persona onesta” che “non si lascia intimorire”) venga nuovamente chiamato in causa – e forse non solo lui – per appunti risalenti a ben vent’anni fa. “È passato tanto tempo, lo so – allarga le braccia il “patron” -, ma le responsabilità morali e politiche non vanno mai in prescrizione. Hanno dato tutte le colpe a me, hanno cercato un capro espiatorio e si sono auto-assolti. Ma un po’ alla volta la verità verrà fuori”.
Il capo indiscusso della Coopcostruttori, il colosso dell’edilizia di Argenta sprofondato nel 2003 sotto un crac dai contorni colossali, torna quindi alle famose agende. In cinque taccuini, risalenti agli anni 1985, 1989, 1991, 1994 e 1995, scritte dall’ingegner Vittorio Savini, a quel tempo tecnico del comune di Comacchio, spunta il nome – insieme a molti altri – del presidente della Regione. E questo ormai non è un mistero. Quei diari di lavoro finirono nel fascicolo della procura di Ferrara che indagava per episodi di corruzione e turbativa d’asta a Comacchio. Era l’inchiesta “Laguna pulita”, da cui Savini – insieme a un altro tecnico co-imputato – uscì con una patteggiamento e il risarcimento di 200 milioni di vecchie lire al Comune lagunare.
Nel corso del processo per quei fatti Donigaglia e i vertici della Coopcostruttori sostennero sempre la tesi della concussione: dovevano pagare per avere gli appalti. Il gip del tribunale di Ferrara avvalorò invece l’impianto accusatorio, che parlava senza mezzi termini di corruzione. Una lettura che verrà confermata anche in Cassazione. Gli ermellini – siamo ormai nel 2007, dodici anni dopo l’inizio del primo grado – sostennero che la Coopcostruttori pagò tangenti, corrompendo funzionari per ottenere lavori a Comacchio. La Corte contestualmente rinviò gli atti alla Corte d’appello per ricalcolare le attenuanti del danno risarcito al Comune di Comacchio. Il processo finì in prescrizione.
Quanto alle agende, ricordano alcuni protagonisti dell’epoca, vennero esaminate dalla procura, che non vi ravvisò alcun rilievo penale.
“Io le ho tirate fuori – sostiene l’imprenditore – non perché c’è un orologio che squilla, ma perché siano allegate al processo”. Quale processo? Quello che sta per iniziarne davanti al tribunale di Ferrara, per il fallimento da oltre un miliardo di euro della Coopcostruttori. Un crac causato secondo Donigaglia (smentito però dal gup che l’ha rinviato a giudizio) “dal mancato salvataggio di Legacoop e Unipol e di cui sarebbero responsabili i vertici della politica ferrarese di allora”, di marca Pci-Pds-Ds (“la faida di politici”, come la definì durante l’esame in udienza preliminare”).
Un dettaglio però salta all’occhio. Il processo inizierà il 29 marzo. Una coincidenza significativa, direbbe uno psicoterapeuta junghiano. In corrispondenza con le elezioni regionali l’ex presidente sarà chiamato a rispondere di associazione a delinquere finalizzata, attraverso operazioni fraudolente, a reperire risorse finanziarie per la cooperativa.
In attesa di questo doppio appuntamento ecco allora l’anticipazione, quasi un avvertimento a mo’ di Sansone con i Filistei. “Voglio riconoscere i miei errori, ma ho sempre ubbidito”, aggiunge Donigaglia, che rilancia: “essere impuniti non significa essere innocenti. Da sempre, e lo ribadisco ancora, sono disponibile a un pubblico confronto sulla vicenda. Finora, però, nessuno me lo ha concesso”.
Parole che non sembrano spaventare il Pd, chiamato per forza di cose in causa in qualità di erede della linea che dal Pci portò ai Ds, componente costitutiva del partito. O almeno sembrano dimostrarlo le parole di Paolo Calvano, il giovane segretario provinciale ferrarese che le vicende di allora le visse solo attraverso i giornali e oggi è chiamato a impersonare il rinnovamento della classe politica locale.
“È sempre più evidente – replica Calvano in riferimento alle accuse ad Errani- che il centrodestra non avendo argomenti cerca di utilizzare la denigrazione come elemento su cui basare la campagna elettorale, quando invece è sotto gli occhi di tutti quanto di buono è stato fatto in Regione negli ultimi dieci anni”.
Quanto invece alla parte locale della vicenda, “ho l’impressione – continua il segretario – che in questi ultimi mesi lo sport nazionale sia quello di infangare gli altri per coprire proprie responsabilità. Responsabilità che verranno fuori dal processo che inizierà a breve e vedremo allora a chi i giudici addebiteranno le colpe della vicenda Coopcostruttori. Certo è che troppe famiglie ci hanno rimesso i propri risparmi e la propria dignità. Non si può pensare di liquidare questo fatto scaricando la propria responsabilità su altro o su altri. Bisogna fare i conti con la propria coscienza”.
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