Mar 1 Gen 2013 - 2093 visite
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Un grande partito o un partito grande?

Ovvero l’apologo in salsa ferrarese del pennello Cinghiale

cingialeUn grande partito o un partito grande? Quando alcuni giorni fa Calvano gongolò – giustamente – per la scelta del Pd di fare le primarie nonostante la data ravvicinata delle elezioni, gli scappò il più diretto degli apprezzamenti: “siamo un grande partito!”. Malizioso come ogni malizioso, mi venne in mente la storica pubblicità del pennello Cinghiale. Che, storpiata al caso nostro, suonerebbe: “ma il Pd è un grande partito o un partito grande?”. Che sia un partito grande non è contestabile. Il maggiore a livello nazionale, salvo sorprese. Il maggiore a livello locale, sorprese incluse.

Ma qui, nella piccola Ferrara del grande Pd, come si comporta il partito di Calvano quando la differenza tra un partito grande e un grande partito è sfumata? Spulciando le ultime notizie di cronaca si corre dall’ampliamento della discarica di Jolanda agli stipendi dei vertici Hera e altre quisquiglie dove la voce del grande partito non si è sentita per nulla. E quando si è levata era più fioca del “vuoto pascersi di vento” del Qohelet.

Ma la cosa che più sorprende è il silenzio sulle ultime marachelle in tema di sanità. Eppure quello della salute è uno dei temi più sentiti. Da cittadini e da politici. Piccoli o grandi che siano. Veniamo al dunque: Gabriele Rinaldi, direttore generale del Sant’Anna, ha firmato la delibera che gli assegnava un premio di oltre 20mila euro per aver raggiunto gli obiettivi della sua gestione annuale. Il premio è deciso non da lui, ma dalla Regione. Regione di colore Pd. Lui poteva forse rinunciare, ma purtroppo “non ha la tredicesima”, come si è giustificato di fronte a ovvie rimostranze. Singolare poi che solo questo quotidiano abbia dato spazio alle giustificazioni del diggì. Ma si sa, sotto le feste ci sono tante notizie che impegnano le rotative. Bene, dal “grande partito” nemmeno un richiamo a un’austerity che possa essere di esempio nell’anno in cui la sanità ferrarese deve far fronte a tagli di oltre 260mila euro.

Viene poi l’altro diggì che rappresenta l’altra azienda sanitaria, Paolo Saltari. Sin dal loro insediamento i due manager hanno sempre agito in simultanea. In totale corrispondenza di intenti. Un binomio perfetto e inscindibile. Come Cip e Ciop. Bene, tra una ghianda e l’altra Saltari viene chiamato in causa per un ritardo preoccupante di un’ambulanza sul luogo di un incidente grave, a Bondeno. Prima il diggì non replica a Estense.com che aveva sollevato il caso. Poi risponde, ma su un altro quotidiano che non si era occupato della tempistica inquietante… E anche qui forse un bel tacer non fu mai scritto. Nella risposta il buon Saltari parla di polemica inutile perché il primo mezzo di soccorso (quello senza il medico) è arrivato dopo 17 minuti. Dando per certa la sua buona fede, il buon diggì confonde i tempi. E se non confonde i tempi, allora confonde – ancora peggio – la gravità dei feriti. Non di 17 minuti si trattava (quello era l’intervento dell’ambulanza che trasportò il ferito meno grave), ma di 29. Probabilmente la ragazza di 23 anni semi-incosciente per il dolore causato da ferite e fratture li ha contati uno per uno nella sua testa. Chissà cosa avrà pensato a leggere che l’episodio che la riguardava non meritava commenti…

E nemmeno in questo caso il Pd si è mosso per accennare a un buffetto. Parliamo allora di un grande partito o di un partito grande? Il partito grande esce dalle urne. E ha dalla sua i numeri a confermarne la dimensione. Il grande partito esce allo scoperto quando serve farsi sentire per i temi cari ai cittadini, Tutti i cittadini. Come la sanità. Anche se costretto a urlare in faccia a manager amici, a holding amiche, a ex municipalizzate amiche.

A volte è più difficile muovere un dito che migliaia di persone. Il partito grande ha portato migliaia di persone alle primarie. Un grande partito avrebbe mosso un dito per far capire che è vicino ai dubbi e alle perplessità dei cittadini.

Diceva Jean Paul: “i riformatori dimenticano sempre che per far andare avanti la lancetta delle ore basta girare quella dei minuti, spesso addirittura quella dei secondi”.

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