di Maria Paola Forlani

Paolo e Francesca
La vicenda biografica e storico-artistica di Cosroe Dusi – nato a Venezia nel 1808 e morto a Marostica nel 1859 -, si snoda nella prima metà dell’Ottocento tra Venezia, i Paesi di lingua tedesca e la Russia, e in essa si riverberano tutti i grandi temi e i problemi della civiltà veneziana durante la restaurazione.
In quell’epoca la città lagunare divenne “internazionale” in forme molto diverse dal cosmopolitismo che aveva improntato i secoli precedenti. Francese, austriaca, poi di nuovo francese e ancora austriaca, la città fin dagli ultimi anni della Repubblica visse una vera diaspora intellettuale-artistica. Giambattista Tiepolo morì a Madrid nel 1770, Bellotto a Varsavia, Casanova a Dux in Boemia, Goldoni a Parigi, Canaletto tornò a Venezia dopo aver trascorso a Londra quasi vent’anni e Canova rientrò in laguna, per morirvi, dopo trent’anni di permanenza romana. La stessa positiva riforma dell’Accademia di belle arti – trasformata da Napoleone in vera e propria istituzione pubblica – non riuscì a creare un contesto adeguato al numero degli artisti: pittori, scultori e architetti cercavano fortuna altrove.
Dusi fu uno di questi transfughi e gran parte delle sue opere le realizzò fuori Venezia e fuori dall’Italia, tanto che, dopo la sua morte, inevitabilmente venne dimenticato dai più. La difficoltà di reperire i suoi dipinti e disegni, sparsi in luoghi molto lontani se non inaccessibili, avevo inoltre reso finora impossibile una valutazione complessiva della sua opera.

Alcibiade
Pone rimedio a questo “vuoto ” la mostra che, fino al 14 ottobre, sarà visitabile nelle sale del Castello inferiore di Marostica, in provincia di Vicenza. Curata da Nico Stringa e Maurizio Mottin, l’esposizione riporta luce sul Dusi e sul ruolo di primo piano che egli ebbe nel panorama artistico dell’Ottocento veneto e internazionale.
Dusi pittore romantico e grande colorista a cui è stata riconosciuta finezza ed energia nel disegno, precisione nei dettagli di ambientazione storica, varietà ed equilibrio nelle composizioni e grande naturalezza nell’espressione degli affetti, colpisce anche per la fascinosa personalità che emerge dalla sua vita avventurosa, dai legami affettivi e dalle tante amicizie, dalle curiosità culturali e dalle passioni che affiorano nei racconti del prezioso diario di viaggio, anch’esso in mostra. Interessante anche la capacità dell’artista di cogliere i lati belli e positivi di una società e di una terra diversa dalla sua, come quella russa – dove trascorse quasi vent’anni, divenendo accademico e pittore di corte per lo Zar Nicola I -.
Il percorso meticolosamente studiato dai curatori propone cronologicamente una ricca selezione di oltre 200 opere, di cui moltissime inedite. Di eccezionale importanza risulta, nell’organizzazione della monografica, la partecipazione del Museo statale Ermitage di San Pietroburgo, che ha voluto rendere omaggio al veneziano prestando ben 12 disegni inediti e fornendo il catalogo di un interessante saggio di Natalia Demina.
Tra le prime opere esposte spicca l’Alcibiade, del 1824, nella quale l’artista – appena diciottenne – già si espresse con grande forza, in un convincente esercizio di traduzione del San Cristoforo del Pordenone – presso la Chiesa San Rocco a Venezia – e in un moderno neoclassicismo degno del miglior Hayez. Ma Dusi volle essereun pittore “completo” tanto che accanto a opere a tema religioso propose a Venezia, nel 1829, dipinti “licenziosi” come la Ninfa Salmace che tenta di sedurre l’innocente Ermafrodito.
Notevole fin dagli esordi l’impegno nella ritrattistica: qui più che altrove si riscontra la vena romantica che pervade tanta pittura dusiana, dall’autoritratto giovanile fino agli esiti estremi del periodo russo, in particolare nei ritratti femminili venati di profondo senso di attesa. Singolare resta la sua attività sul versante decorativo-illustrativo, con i sipari realizzati per alcuni dei più importanti teatri italiani e russi come la Fenice e il Bolshoi. Dello spirito dei costumi e dell’anima russa ci sono significative testimonianze nel percorso espositivo: ritratti, disegni di costumi militari e il Suonatore di balalaica,segnalato come uno dei suoi migliori dipinti e forse il più rappresentativo delle diverse vite vissute dall’artista.
Grazie per aver letto questo articolo...
Da 20 anni Estense.com offre una informazione indipendente ai suoi lettori e non ha mai accettato fondi pubblici per non pesare nemmeno un centesimo sulle spalle della collettività. Il lavoro che svolgiamo ha un costo economico non indifferente e la pubblicità dei privati non sempre è sufficiente.
Per questo chiediamo a chi quotidianamente ci legge e, speriamo, ci apprezza di darci un piccolo contributo in base alle proprie possibilità. Anche un piccolo sostegno, moltiplicato per le decine di migliaia di ferraresi che ci leggono ogni giorno, può diventare fondamentale.
OPPURE se preferisci non usare PayPal ma un normale bonifico bancario (anche periodico) puoi intestarlo a:
Scoop Media Edit
IBAN: IT06D0538713004000000035119 (Banca BPER)
Causale: Donazione per Estense.com