Cronaca
1 Dicembre 2011
A processo il detenuto in semilibertà che si salvò per miracolo

Parlano i testimoni dell’esplosione di via Arginone

di Marco Zavagli | 2 min

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Le immagini e la paura di quella mattina dell’11 aprile del 2007 sono riemersi ieri nell’aula B del tribunale di Ferrara. Quel giorno una Fiat 600 esplose all’improvviso in via Arginone. Dalla deflagrazione scampò miracolosamente Salvatore Rho, 39enne napoletano. All’epoca Salvatore Rho, detenuto in semilibertà (doveva scontare 30 anni di carcere per omicidio e rapine) di rientro da una licenza di cinque giorni trascorsa a Napoli presso i familiari, si stava recando presso una ditta dove lavorava in qualità di operaio.

I successivi accertamenti di polizia e carabinieri chiariranno che a provocare lo scoppio fu dell’esplosivo  che lui stesso avrebbe collocato sulla propria autovettura. Al 39enne vengono contestati la detenzione e il trasporto di una quantità imprecisata di materiale esplosivo del tipo “dinamite gelatina”, per un peso complessivo variabile fra i 260 ed i 420 grammi; l’aver cagionato l’incendio dell’auto conseguente all’esplosione e, quale conseguenza non voluta, delle lesioni personali ad una persona; la detenzione a fine di spaccio di sostanze stupefacenti, 260 grammi di cocaina (fatto quest’ultimo avvenuto a Ferrara nel mese di gennaio 2007).

Ieri il giudice ha sentito le testimonianza degli agenti di polizia penitenziaria che avevano visto rientrare l’imputato la sera prima. Con sé aveva un borsone che noterà anche il barista del locale di via Arginone. Cosa vi fosse dentro, se l’esplosivo o – come ipotizza l’avvocato difensore, Carlo Bergamasco, i vestiti usati nel suo breve soggiorno a Napoli – non è dato sapere.

Sempre ieri ha parlato anche un vigili del fuoco che stava per prendere servizio in caserma e che si trovava nell’auto dietro a Rho. Dopo l’esplosione lo ha trovato già fuori dell’auto. Non lo vide però scendere, come sottolinea la difesa.

L’udienza è stata aggiornata all’8 febbraio.

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