Cronaca
15 Novembre 2011
Sarà la Corte d’Assise di Ferrara a giudicare della morte di Paula Burci

A processo per la ragazza carbonizzata

di Marco Zavagli | 3 min

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Paola Burci

Sarà la Corte d’Assise di Ferrara a giudicare Sergio Benazzo e Gianina Pistroescu, i due imputati sospettati della morte di Paula Burci. Ieri il gup Silvia Marini ha rigettato la richiesta di rito abbreviato avanzata dalle difese (gli avvocati Rocco Marsilia del foro di Roma per Pitroescu, Elena Bonazzi e Francesca Martinolli del foro di Rovigo per Benazzo) e ha fissato la prima udienza del processo dibattimentale, che si terrà il 14 dicembre.

La storia è quella tragica di una ragazza di 19 anni. Paula Burci , o meglio i suoi resti, sono sepolti a Mizzana, nella periferia est di Ferrara, in un campo comune, a oltre mille chilometri da casa. Paula Burci era nata a Segarcea, cittadina di 8.000 anime a circa 25 chilometri da Craiova, Romania. In Italia era convinta che avrebbe trovato un lavoro. Ai genitori, per tranquillizzarli, aveva detto che l’avrebbe accompagnata un cugino. Era invece il fratello di Gianina Pitroescu, la donna che – una volta a Ferrara – l’avrebbe avviata alla prostituzione.

Siamo a gennaio 2008. Il giorno prima di essere iniziata alla strada la portano dal parrucchiere. Non c’era mai stata. “Le testimonianze ci dicono che per lei fu uno dei giorni più belli della sua vita” racconterà l’allora dirigente della squadra mobile, Pietro Scroccarello.

Arriviamo a metà gennaio. La sua vita durerà solo un altro mese. La troveranno, per caso, il 24 marzo, dei ragazzi a passeggio sulla golena del Po. Il corpo era completamente carbonizzato. Dal rogo si era salvata solo una mano.

Sergio Benazzo e Gianina Pistroescu

L’autopsia rileva lesioni al capo e fendenti al petto. Sembra il delitto perfetto. Nessun movente. Nessun documento. Nemmeno un volto. L’unica pista è quella della prostituzione. Si saprà che Paula era diventata in breve richiestissima dai clienti. Tra quelli c’è anche un ragazzo, un giovane ferrarese, che forse si innamora di lei. La vuole “redimere”. Si scambiano i numeri di telefono.

È la sua condanna a morte. I suoi aguzzini le controllano quotidianamente il cellulare. E quel numero probabilmente fa loro credere che la ragazza volesse scappare. L’ultima telefonata dall’utenza di Paula è registrata il 14 febbraio. Chiama proprio quel ragazzo. Ma il telefono squillerà a vuoto. Morirà il giorno dopo San Valentino.

Dopo tre anni di indagini vennero arrestate due persone. Sergio Benazzo, 35 anni, idraulico di Villadose di Rovigo, e la sua ex fidanzata, Gianina Pistroescu (già in carcere in Romania per una condanna a 5 anni per sfruttamento della prostituzione). I due sono accusati dell’omicidio e dell’occultamento del cadavere della diciannovenne.

Paula non troverà pace nemmeno dopo la morte. La sua salma non ha mai raggiunto Segarcea. La famiglia non era in grado di affrontare le spese delle esequie (ieri i famigliari si sono comunque costituiti parte civile attraverso l’avvocato Paolo Palleschi del foro di Roma). Fu il capo di gabinetto Scroccarello a interessarsi della situazione. Contattò un sacerdote, don Domenico Bedin. Diede lui l’estrema unzione a quei resti prima che gli uomini dei servizi cimiteriali chiudessero la lapide. C’erano solo loro quel giorno al cimitero di Mizzana. Numero 102. Fila 00.

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