Lite fuori da un bar del centro, il Questore firma tre “Daspo Willy”
Tre "Daspo Willy" sono stati emessi dal Questore di Ferrara nei confronti di altrettanti soggetti coinvolti in una lite avvenuta all’esterno di un locale del centro cittadino
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I morti danno i numeri. Ma non nei sogni. Dalle cifre sull’incidentalità stradale nel Ferrarese è nata una macabra disputa tra Provincia di Ferrara e il Comitato “F. Paglierini”: i morti sulle strade ferraresi dall’inizio dell’anno sono 18 secondo la Provincia. No, sono ben 21 secondo il presidente del comitato, Luigi Cianilli.
Tutto ha inizio da un comunicato dell’amministrazione del Castello che illustra gli interventi in favore dei cosiddetti “utenti deboli” della strada, ossia pedoni, ciclisti e motociclisti, che risultano maggiormente colpiti nella triste classifica dei sinistri (vai all’articolo). Su 18 persone decedute – annota la Provincia -, 4 erano pedoni, 6 viaggiavano in moto, 2 in bicicletta e 1 in ciclomotore.
In questo calcolo non rientrano tre persone, decedute in ospedale dopo un incidente. Il motivo? Prettamente statistico: se una persona muore dopo 30 giorni dalla data dell’incidente non viene conteggiato.
Lo ha deciso l’Istat, sulle cui rilevazioni basa i propri conteggi la Provincia. “I requisiti e le caratteristiche di queste rilevazioni non sono esattamente e sempre sovrapponibili alla semplice numerazione dei decessi desunta dagli articoli di giornale, di cui pure la Provincia tiene conto”. Il pudore si inchina alla statistica. Il comunicato dell’ente locale va oltre: “non rientrano nel conteggio gli schianti avvenuti fuori dai confini del territorio anche se le vittime sono ferraresi”.
Ecco il motivo del differente computo del numero delle vittime stradali. “Se la Provincia – tengono a specificare ulteriormente dal Castello – non si attenesse al sistema di misurazione codificato dall’Istat, approvato e rispettato anche dagli stati dell’Ue, verrebbe meno l’ufficialità del dato e la possibilità di una sua effettiva comparazione con altri contesti sul piano sia nazionale che europeo”.
Una spiegazione che “dimostra come nel nostro Paese abbia molta più importanza la forma della sostanza”, come ribatte Cianilli. Secondo il presidente del comitato Paglierni si tratta di calcoli e scremature che generano in questo modo “dati assolutamente parziali, inattendibili e inutili per fini di prevenzione, come altri più autorevoli organi – come l’Associazione nazionale delle Polizie Locali – ha dichiarato pubblicamente. Ci chiediamo se razionalmente, una persona coinvolta in un incidente stradale, che decede dopo essere rimasta ferita e ricoverata in ospedale per oltre 30 giorni, possa essere classificata come morte… naturale”.
La polemica prosegue ancora sul capitolo Istat: “la Provincia omette di dire, anche, che secondo l’Istituto centrale di statistica un decesso avvenuto ai margini della strada, anche su un carretto trainato da cavallo o in auto, per malore del conducente, è considerato incidente stradale mentre noi non lo classifichiamo tale. Tuttavia, al di là di tutto, ciò che ci sorprende e ci mortifica, ancora una volta con questa risposta-precisazione non è come cooperare e quali azioni è possibile anticipare e mettere in campo per impedire che i morti siano ancora, anche il prossimo anno, i prossimi mesi, 18 o 21, ma certificare i 18 rispetto ai 21”.
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