Terre del Reno
12 Settembre 2011
Il leader di Fli non si dimette da Montecitorio. E lancia il Terzo Polo

Fini: “Avevamo ragione”

di Marco Zavagli | 4 min

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Mirabello. Pulizia, patria, lavoro, giustizia. Sono le parole che Gianfranco Fini utilizza per distinguere Futuro e libertà dal resto del centrodestra italiano. Per rimarcare una differenza con chi “utilizza le istituzioni per interessi di parte, o addirittura per interessi di una sola persona”.

Il leader di Futuro e libertà parla per la prima volta da un palco diverso da quello di piazza Primo Maggio.

Ora la kermesse finiana si fa e si farà anche il prossimo – come annunciato – nell’immenso spazio dell’azienda agricola di Vittorio Lodi, il patron che fondò la festa Tricolore trent’anni fa. e alla cui madre, morta da poco, sia Fini che il coordinatore regionale Raisi dedicano idealmente la manifestazione.

È applauditissimo Vittorio Lodi quando dà il benvenuto al suo presidente, ricordando “i padri spirituali che da Giorgio Almirante portano a Gianfranco Fini”, con i quali “noi c’eravamo, ci siamo e ci saremo”.

A scaldare le oltre diecimila persone accorse da ogni parte d’Italia anche Menia, che rimarca la differenza con chi “si permette di dire che questo è un Paese di merda”, mentre in Fli “non ci sono indagati né amici di latitanti che consigliano ai latitanti di rimanere all’estero”. “Meglio – si risponde il deputato -, si vede che han pensato di tornare alla casa dl padre, anzi del padrone”.

“Avevamo ragione un anno fa – esordisce quindi Bocchino – e i fatti lo hanno provato; e oggi non so come chi si definisce di destra possa stare nel Pdl”. Il vicepresidente conclude segnando anche lui una demarcazione: “loro pensano che Berlusconi sia l’unico che può salvare l’Italia; anche noi, dimettendosi”.

Tocca quindi a Raisi meritarsi gli applausi per l’organizzazione di questi undici giorni, che hanno portato aumenti consistenti sia tra il pubblico dei dibattiti che durante le altre iniziative. E lui passa i ringraziamenti a chi è stato con lui, a cominciare da “Vittorio Lodi, Enrico Brandani e tutti i volontari”.

Tocca quindi a Fini, che riceve la tessera numero uno del partito e parte con un ricordo dell’11 settembre di dieci anni fa, una data spartiacque che segna “la capacità degli Stati Uniti di risollevarsi grazie al forte sentimento di unità nazionale”.

Una coesione nazionale che invece “Il governo di Berlusconi ha contribuito a indebolire”. A partire dalla “questione morale che infetta la politica”. “L’Italia – prosegue Fini – ha bisogno di nuovo esecutivo e di un nuovo premier. Di un capo del governo che non dica ‘resistere resistere resistere’  ma che 24 ore su 24 pensi a ‘governare governare governare’”.

Ma “non auspico alcun tipo di ribaltone” precisa Fini, perché – come disse un anno fa, il famoso 5 settembre – “il Pdl ha vinto le elezioni e il diritto di governare, ma deve capire che non può difendere l’indifendibile, non può asserragliarsi nel bunker in attesa che passi la nottata”. Anche perché “o nel 2012 o nel 2013”, “sarà l’elettorato a decretarne la fine”.
Ecco perché “si deve creare un’alternativa ad un sistema bipolare che è primitivo, una specie di ordalia fra chi sta con Berlusconi e chi è contro”. Alternativa che individua ovviamente in “quello che oggi chiamano Terzo Polo”, all’interno del quale “Fli deve avere un ruolo di primo piano”.

Il leader di Fli tocca quindi il punto cruciale di questi mesi, ossia la crisi economica, avvertendo che L’Italia non è la Grecia”, perché “abbiamo le risorse per risollevarci”, anche se “il paese reale è ben diverso da quello regale, di un governo che fino al giorno prima ha negato la crisi” in “una sottovalutazione colpevole”.

E con la manovra è intervenuto “solo perché strattonato da Bce e dal Capo dello Stato”. Ma anche qui la ricetta di Fini è ben diversa da quella cambiata “cambiata quattro volte in un mese: “se si fosse dato vita a una seria campagna per liberalizzare, se si fosse dismesso l’enorme patrimonio demaniale che è più un costo che un beneficio, se si fosse privatizzato, cominciando perché no dalla Rai, si fossero messe all’asta le frequenze televisive, anche se la cosa dispiace a Mediaset e al presidente del Consiglio, avremmo trovato quel gruzzolo per ridurre l’Irap”.

E poi le riforme: “Fli e il Terzo Polo dovranno essere alla testa di quelle campagne parlamentari per abolire davvero le Province, e non cambiargli nome, e per dimezzare veramente il numero dei parlamentari”.
Anche sulle pensioni Fini traccia la linea di demarcazione da “Lega e Cgil, con una buona parte del Pd”: “se diventano un totem intoccabile sarà difficile offrire un futuro ai giovani”. Così per il referendum sulla legge elettorale, che non è quello sognato dai finiani, “ma se per togliere di mezzo l’attuale legge elettorale, allora non si abbia alcun timore”.

Il pubblico si raffredda quando il suo capo fa capire che scenderà sì nelle piazze per una propaganda a livello territoriale, ma lo farà da presidente della Camera in carica. E su questo parte dei sostenitori non fa mancare qualche sonoro fischio”.

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