Si torna a parlare di riserve legali e della loro iscrizione a bilancio nel processo Coopcostruttori. Quello che per procura e parti civili è uno dei principali capi di accusa (sarebbero state utilizzate per evidenziare un utile di bilancio finalizzato ad ottenere credito dalle banche) diventa l’argomento principale delle deposizioni dei testi della difesa.
L’attenzione si raccoglie attorno alle parole dell’avvocato Dori Ghini, chiamata a spiegare come funzionava l’ufficio legale di Argenta e a ricostruire le tappe che portavano a istruire le riserve legali. “Una pratica – precisa – che ha iniziato a divenire frequente nei primi anni ‘90”. In quegli anni Coopcostruttori acquisì la Cir di Rovigo, portando con sé i numerosi contenziosi già aperti. “Con il loro avvocato portammo avanti le pratiche, cosa che diede risultati positivi e incentivò quindi a sperimentare prima e proseguire poi su quella strada anche con Coopcostruttori”.
“Contenziosi perché – spiega la teste per i non addetti ai lavori – le riserve tecniche sono richieste di risarcimento danni alle ditte appaltanti”. A quanto ammontassero e a quanto potessero influire sull’intero cespite patrimoniale dell’azienda però non è dato sapere. “Noi eravamo ciechi e sordi rispetto a quanto avveniva in cantiere – precisa Ghini -. Erano i tecnici che ci dovevano segnalare eventuali problematiche”. Di qui si redigeva il testo della riserva da iscrivere a registro che poteva servire eventualmente già per eventuali transazioni.
Un percorso codificato. Non dall’ufficio legale, ma dalla normativa in materia: “l’istituto era disciplinato dalla legge, non ci si poteva inventare nulla. Certo, era nostra prassi iscrivere a riserve pratiche che avevano una certa concretezza, anche perché poi venivano vagliate dai legali della controparte o, in caso di ricordo al tribunale, da un giudice”.
Agli automatismi di legge sottostavano, secondo la testimone, anche il quantum e i sovrapprezzi. E cosa succedeva dopo a livello di transazione, arbitrato o tribunale? Ghini non era al corrente “del risultato finale”, anche se ricorda che “Donigaglia era bravissimo nelle transazioni, otteneva risultati brillantissimi”.
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