Donna morta in stazione. Ieri l’autopsia, ora tossicologici e analisi Dna
È stata eseguita ieri (8 settembre), nel tardo pomeriggio, l'autopsia sul corpo della donna trovata morta venerdì 4 settembre nella zona della stazione ferroviaria di Ferrara
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Dopo quasi sei mesi esce di prigione Valentin Zyma. L’operaio ucraino di 28 anni era in carcere per i fatti del 1 febbraio. Quando venne arrestato al termine dell’inseguimento con presunto tentativo di investimento di un agente e della sparatoria nel quartiere del Barco (vai all’articolo), dalla quale il giovane uscì con una ferita di proiettile all’addome.
Per quella vicenda si è aperto anche un procedimento a carico di tre dei carabinieri intervenuti, per lesioni dolose, dopo la consulenza balistica fatta eseguire dalla difesa del 28enne, sostenuta dall’avvocato Pasquale Longobucco (leggi).
Proprio sulla base delle conclusioni del consulente di parte il legale aveva chiesto la revoca della misura cautelare per tentato omicidio, istanza rigettata dal tribunale del Riesame. Contro il Riesame era stato presentato ricorso in Cassazione. La Corte Suprema, relativamente alla pericolosità sociale dell’imputato, aveva ritenuto insufficienti le motivazioni per il diniego della richiesta.
Forte di quel parere, Longobucco aveva quindi presentato nei giorni scorsi una nuova richiesta di revoca della misura della custodia in carcere. E ora il tribunale collegiale, su parere favore del pm Angela Scorza, ha concesso l’obbligo di dimora, con divieto di uscire di casa dalle 20 di sera alle 6 della mattina.
Zyma attenderà quindi a casa la data del 5 ottobre, quando si aprirà il processo a suo carico per resistenza a pubblico ufficiale, dopo che è caduta l’imputazione di tentato omicidio.
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