Cronaca
19 Maggio 2011
Tre carabinieri indagati. Una consulenza contro la ricostruzione dell’Arma

I dubbi sulla sparatoria del Barco

di Marco Zavagli | 3 min

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Tre carabinieri sono finiti indagati per lesioni dolose gravi per l’inseguimento con sparatoria di febbraio. Era la notte del 1 febbraio quando i rumori di colpi di pistola squarciarono il silenzio del quartiere del Barco (vai all’articolo). Una vettura lanciata ad alta velocità tra viale Po e via Allende con a bordo due persone ubriache costrinse due pattuglie del nucleo operativo e radiomobile della compagnia di Ferrara ad un pericoloso inseguimento, durato circa un quarto d’ora.

Durante le fasi particolarmente concitate, la Citroen Ax avrebbe tentato di investire in retromarcia uno dei militari dopo essere stata chiusa da due pattuglie dell’Arma. E’ a questo punto che i carabinieri hanno fatto fuoco, come reazione difensiva verso il collega in pericolo di vita: una decina di colpi, secondo quanto riferito in conferenza stampa dagli stessi carabinieri, “esplosi in totale sicurezza e diretti verso gli pneumatici”, 15 stando al verbale d’arresto.

Il militare e due suoi colleghi, temendo il peggio e vistisi in grave e imminente pericolo di vita, esplosero alcuni colpi (9 quello dietro la vettura e 3 a testa quelli ai lati), che non fermarono però l’auto. La vettura venne di nuovo raggiunta e fermata, nonostante avesse speronato una delle pattuglie intervenute.

All’interno i due passeggeri, ucraini regolari e incensurati, trovati ubriachi e non in regola con i documenti di guida, ingaggiarono poi con i militari una violenta colluttazione e alla fine furono arrestati, il primo per tentato omicidio, resistenza, lesioni a pubblico ufficiale e danneggiamento aggravato, il secondo per resistenza.

Il conducente dell’Ax, Valentin Zyma, operaio di 28 anni, rimase ferito all’addome da un proiettile. Il passeggero, Valery Mykytyuk, 49 anni, fiì ai domiciliari.

Ora una consulenza metterebbe in dubbio la ricostruzione dell’Arma. Si tratta della consulenza fatta svolgere dalla difesa del 28enne, sostenuta dall’avvocato Pasquale Longobucco, che aveva incaricato l’esperto balistico Alberto Riccadonna di ricostruire i fatti in base agli elementi forniti dagli stessi carabinieri intervenuti.

Sulla base delle conclusioni del consulente di parte la difesa ha chiesto la revoca della misura cautelare per tentato omicidio, “accolta – fa notare Longobucco – dal gip Piera Tassoni sostenendo che gli elementi della memoria che abbiamo presentato sono più aderenti ai fatti della stessa relazione dei militari: secondo il consulente in base alla dinamica dei fatti non si può parlare di tentato omicidio”.

“Non si tratta di accuse nei confronti dei carabinieri – tiene a specificare la difesa -, ma chiediamo solo che oggi, a distanza di tempo dalla concitazione dei fatti, si verifichino alcuni elementi di quell’intervento”.

E per verificarli la pm ha disposto un’altra consulenza, affidata ai periti Paolo Romanini di Parma e Massimo De Angelis di Ferrara e finalizzata ad appurare da quale pistola uscì il proiettile che ferì il 28enne. Le conclusioni sono attese tra 90 giorni.

Intanto il giovane è atteso davanti al giudice per il 5 ottobre per rispondere di tentato omicidio e resistenza a pubblico ufficiale.

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