“La Spal era una necessità sociale e io avevo due soci di riferimento: il partito e la lega delle cooperative. Loro hanno deciso e io ho ubbidito. Come facevo sempre”. Sintetizza così Giovanni Donigaglia, a margine dell’udienza che ha visto parlare l’ex sindaco Roberto Soffritti, la storia dell’acquisizione della società di calcio da parte di Coopcostruttori.
Un rapporto che, a discapito dei bilanci, secondo l’ex presidente argentano “ha portato dei benefici indiretti”. E questo perché “in tribuna c’erano tutti gli uomini che contavano a Ferrara e sapevano che fare un favore alla cooperativa era come farlo alla Spal”.
Favori? Donigaglia corregge il tiro: “non favori, benefici. Benefici indiretti. Tutto nell’ambito del lecito. In fondo avere amicizie e non averle vuol dire tutto”. L’ex patron non approfondisce il discorso e si sposta sul suo rapporto con l’ex sindaco, appena chiamato dalla sua difesa a testimoniare in aula. “Io e Soffritti siamo amici e credo che sia uno dei migliori amministratori che la città abbia mai avuto. Pensate a quanta ricchezza ha portato”.
Tanto amici che Donigaglia, a sentire le domande di parte civile, lo seguì come transfugo dall’area Ds a quella Pdci. “Cosa c’entra cosa voto? – sbotta -. Io sono comunista, lo sono sempre stato. Avevo un ruolo dirigenziale ma prendevo una paga da operaio. E ne ero contento. Persino D’Alema, quando lo vidi il 14 maggio 2003, mi prendeva in giro dicendo che votavo ancora falce e martello…”.
Lasciando da parte gli sberleffi rossi, tornano sulla materia processuale – e in particolare sull’esame di Soffritti – gli avvocati di parte civile, secondo i quali “il paragone col rapporto Fiat-Juventus è parso davvero fuori luogo considerando la diversità dei settori di attività della Fiat e della Coopcostruttori, per la quale Soffritti non ha convincentemente spiegato quale fosse il “vantaggio”, mentre è assolutamente chiaro il “costo” che, i soci, hanno dovuto, loro malgrado, sopportare e che si è concretizzano nella perdita di quasi 40 milioni di euro nel corso dei vari esercizi”.
“Lo stesso Gianni Preti, responsabile dell’ufficio acquisti della cooperativa – sottolineano gli avvocati Claudio Maruzzi, Carmelo Marcello e Gabriella Azzalli -, smentendo clamorosamente Soffritti, ha ammesso che raccogliere la sollecitazione degli amministratori locali e dei politici ad acquisire la Spal avrebbe comportato “vantaggi” nell’acquisizione di nuovi lavori”.
“Ma quello che è più grave – concludono – è che, il grande ritorno di immagine che la Coopcostruttori ebbe con l’acquisizione della Spal ha costituito, di fatto, un ulteriore elemento artificioso, un abbellimento del “teatrino” inscenato per far apparire florida la cooperativa e per convincere in particolare i soci a continuare ad investirvi denaro, in particolare Apc”.
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