Lun 27 Giu 2011 - 491 visite
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Cona nacque per integrare il Sant’Anna

Tavolazzi: “La chiusura di corso Giovecca stabilita nel 2000”

Era l’11 gennaio del 2000. Quel giorno l’allora sindaco Gaetano Sateriale, il presidente della Provincia Pier Giorgio Dall’Acqua, i due direttori delle aziende sanitarie Colli e Montaguti, l’assessore regionale alla sanità Giovanni Bissoni ed il rettore Francesco Conconi, siglarono il protocollo d’intesa per superare “l’ipotesi di mantenere in vita contemporaneamente due strutture”.

È quanto contenuto in documento rispolverato dai cassetti del municipio da Valentino Tavolazzi. L’ex city manager, oggi consigliere comunale per Progetto per Ferrara, individua in quelle righe, estrapolate da un protocollo di sette pagine, “la condanna a morte del Sant’Anna”.

Il documento in effetti costituisce lo spartiacque tra il primo progetto di Cona, concepito come integrazione del Sant’Anna con 450 posti letto, e il maxi ospedale da 900 posti letto, con 18 sale operatorie, invece delle 7 iniziali, le emergenze e la facoltà di Medicina (ferrara.comune.fe.it/attach/sindaco/docs/cronologia_cona.doc.). “Dunque prima di Sateriale e Tagliani (1999) – sono le conclusioni che ne trae -, il nuovo ospedale di Cona doveva integrare il Sant’Anna, sul modello di Modena (Policlinico e Baggiovara) e come tuttora propongono Progetto per Ferrara ed i quasi 14500 cittadini del referendum autogestito”.

Lo si desume dal primo punto delle conclusioni.

Alla lettera l Comune e Provincia di Ferrara, Regione, Università e aziende sanitarie fanno proprie le conclusioni della commissione preposta, che afferma placidamente che“la soluzione che viene ritenuta più idonea alle richieste di razionalizzazione dell’esistente e di ottimizzazione degli scenari futuri concernenti l’intero sistema ospedaliero provinciale ferrarese e che trova concordi unanimemente i firmatari del presente accordo, prevede che sia superata l’ipotesi di mantenere in vita contemporaneamente 2 strutture ripetitive; che sia completata la struttura nell’area prescelta per il nuovo polo di Cona, capace di contenere ogni attività necessaria ad una struttura ospedaliera di alta specializzazione (III° livello)”. Il documento, “oltre a sancire in politichese la chiusura del Sant’Anna – sottolinea Tavolazzi -, stabilisce anche il trasferimento della facoltà di medicina a Cona, tanto del primo triennio didattico, quanto di quello clinico.”

Facile quindi per il consigliere rimandare al mittente la polemica dei giorni scorsi nata con il sindaco: “Sateriale era sindaco dal giugno 1999, affiancato dal vicesindaco Tiziano Tagliani. Loro, non altri, hanno deciso di firmare quel protocollo che condannava il Sant’Anna, in nome e per conto del Comune di Ferrara. Il consiglio comunale non aveva deliberato nulla al riguardo. Sateriale, Tagliani e la giunta, insieme ai partiti della maggioranza che li sostenevano, portano solidalmente la responsabilità politica di quella decisione, di fronte ai cittadini ferraresi”.

Carte alla mano, Tavolazzi affonda al colpo e si domanda “con quale coraggio l’avvocato Tagliani, nel consiglio unificato del 14.6.11 su Cona, abbia strillato la sua estraneità alla decisione di chiudere il Sant’Anna. E con quale onestà intellettuale egli abbia tentato di coinvolgermi nella vergognosa vicenda politica, ben sapendo che fui assunto 4 mesi dopo la scelta sciagurata (16.4.00)”.

“La verità – conclude  – è che l’avvocato Tagliani, dopo aver fatto quella scelta da vicesindaco, si occupa alacremente della vicenda da almeno dodici anni, in posizioni rilevanti in Comune (1999-05), come Presidente della Commissione Politiche Sociali e per la Salute della Regione (2005-09), infine come sindaco della città (2009-oggi). E con quale risultato? Il nuovo ospedale, in costruzione da 20 anni, è incompleto, obsoleto, lontano dalla città e tuttora non fruibile, mentre il caro Sant’Anna è stato colpevolmente lasciato cadere a pezzi, privando un’intera generazione di ferraresi della minima assistenza sanitaria degna di un paese civile”.

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