Politica
20 Giugno 2011
Altri dubbi sul balzello chiesto dal Comune per i passi carrai a raso

Cosap, qualcosa non quadra

di Marco Zavagli | 5 min

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Cosap, qualcosa non quadra. Il Canone per l’occupazione di suolo e aree pubbliche, dopo aver fatto lo sgambetto al Pd (che a seconda della città in cui governa o fa opposizione la applica o la mette all’indice (vai all’articolo)), rischia di fare inciampare anche Tagliani.

Il sindaco di Ferrara, in risposta ad una lettera di un cittadino, scriveva alcuni giorni fa al “Carlino” difendendo il regolamento Cosap, sottolineando il fatto che “non è affatto assodato che sia illegittimo”. Il primo cittadino vantava anzi “svariate pronunce favorevoli all’Amministrazione da parte del giudice civile; questa è sicuramente la base oggettiva dalla quale dovrebbe partire una seria ricostruzione del quadro inerente il regolamento Cosap”. Tagliani ammoniva inoltre di “tenere distinta la normativa sul Cosap da quella relativa alla Tosap”: “è solo rispetto alla prima che va rapportata la legittimità del regolamento”.

Quanto alle “pronunce favorevoli all’Amministrazione” da parte del giudice civile di Ferrara, esse non entrano nel merito della correttezza o meno dell’imposizione, limitandosi a sancire solo che il comportamento di Ica è conforme a quanto stabilito dal Regolamento comunale (leggi).
Quanto al binomio Cosap-Tosap, invece, l’Anci (vale a dire – a volte giova ricordarlo -l’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani) si era già espresso in materia nel 2003 (quindi due anni prima dell’entrata del regolamento comunale in materia): “I passi carrai a raso non sono autonomamente assoggettabili né alla tassa di occupazione (Tosap, ndr), né al canone (Cosap, ndr), ancorché il regolamento comunale preveda delle tariffe specifiche per essi, e nemmeno nel caso una specifica disposizione regolamentare comunale lo preveda”.

Tagliani tira poi fuori dal cilindro il Codice della Strada (che non discrimina tra passi carrai a raso e non “e impone per tutti la segnalazione che consiste in tabella di divieto di sosta (anche per motivi di sicurezza”), ma dimentica di ricordare la sentenza n. 16733 del 2007 della Corte di Cassazione, che chiarisce come il passo carraio “a raso” non possa essere “vessato mediante assoggettamento ad un onere tributario indebito” in quanto non occupa suolo pubblico, ma è un semplice “accesso alla proprietà privata, diritto primario esercitabile a prescindere da concessioni amministrative”. Per l’amministrazione comunale, invece, comporta una “sottrazione all’uso pubblico dell’area che serve alla manovra di entrata-uscita”.

Proprio il passo del cds evocato da Tagliani viene preso di mira dalla relazione annuale del Difensore civico della Provincia di Genova, Pietro Gambolato, che nel 2008 definisce “forzatura” il “sostenere che, essendo necessaria una concessione autorizzativa ai sensi del Codice della Strada per poter avere un varco sulla via pubblica, questa sia di per sé sufficiente a fondare il pagamento del Cosap”. E questo in forza del pronunciamento sempre della Cassazione. La Suprema corte pone “a fondamento della sussistenza del Cosap l’occupazione di suolo od aree pubbliche. Con l’ovvia conseguenza che, in mancanza di occupazione, non vi è alcun titolo a richiedere il pagamento del Cosap […]. Ora, com’è noto, i passi a raso sono varchi di accesso alla via pubblica ove non vi è alcun manufatto o, più in generale, non vi è alcuna occupazione di suolo pubblico”.

A Genova il difensore civico è rimasto inascoltato. A Lecce, invece, il suo omologo ha avuto sorte migliore. Nel 2009, dopo che per anni il locale difensore civico Giacinto Urso aveva richiamato invano la giunta provinciale di centrosinistra, la nuova amministrazione di centrodestra del capoluogo pugliese, con apposita delibera consiliare (la n. 95 del 21/12/09), ha esentato dal pagamento del canone “gli accessi a raso, carrabili o pedonali, che non rappresentano alcuna forma di uso o di occupazione del suolo stradale, in quanto posti a filo con lo stesso manto stradale e privi di un’opera visibile che renda concreta e certa la superficie sottratta all’uso pubblico”.

La giunta salentina ha rinunciato a introiti certi pur di rimediare a quello che ha scoperto essere un balzello ingiusto. Un esempio da seguire? Sicuramente a Ferrara a qualcuno deve essere venuto il dubbio, se nel maggio dell’anno scorso – dopo i primi ricorsi di privati – l’ufficio contenzioso tributario chiede un parere al proprio consulente tributario, Luigi Lovecchio, luminare della materia che sforna consulenze per le amministrazioni pubbliche di mezza Italia. La risposta è categorica: “non vi è titolo per l’assoggettamento a Tosap/Cosap dei passi a raso, mancando qualsiasi modifica del manto stradale. L’unica eccezione riguarda – scrive sempre Lovecchio di suo pugno – i passi a raso per i quali il proprietario ha chiesto il divieto di sosta per lo spazio antistante per una superficie non eccedente i 10 metri. In analogia con la Tosap e se lo prevede il regolamento del Comune, si può applicare una tariffa ridotta, anche se in punto di legittimità per la Cosap qualche dubbio l’avrei…”.

Con buona pace dei dubbi di Lovecchio il Comune fa orecchie di mercante e continua nella vessazione. La risposta di Lovecchio rimarrà nei cassetti dell’amministrazione anche in occasione delle numerose interpellanze presentate sul punto dall’opposizione (Enrico Brandani e Simone Lodi nella primavera del 2010; Francesco Rendine nel giugno dello stesso anno; Valentino Tavolazzi e Alex De Anna a gennaio 2011).

A questo punto, la risposta di Tagliani vale almeno tre domande: perché la consulenza (pagata con denaro pubblico?) non è stata resa nota? L’amministrazione ha in mano consulenze opposte e di pari valore da contrapporre a quella di Lovecchio?. E infine l’ultima domanda, che nasce proprio dalla chiusura della lettera del sindaco, che rivela come “fuori dalle sedi giudiziarie stiamo valutando con Ica le implicazioni sul pregresso e sugli inevitabili riflessi di una modifica del bilancio”. Che tipo di contratto è stato stipulato con Ica, visto che un passo indietro sulla Cosap potrebbe avere conseguenze sul bilancio?

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