Cronaca
10 Maggio 2011
Secondo l’accusa c’è un problema di ammissibilità

‘Congelata’ la consulenza che scagiona la Solvay

di Marco Zavagli | 3 min

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Le quattro udienze necessarie per enucleare la corposa esamina della storia del cvm nello stabilimento Solvay di Ferrara potrebbero essere state inutili. Le argomentazioni del consulente della difesa, l’ingegner Francesco Messineo, che contestano gli studi dello Iarc sulla correlazione tra esposizione al cvm e l’insorgenza di epatocarcinoma nell’uomo, sarebbero suffragate da documenti esterni al processo.

E le accuse ora chiedono il colpo di spugna. La pm Ombretta Volta e le parti civili hanno infatti contestato l’utilizzabilità della consulenza di Messineo dal momento che sarebbero stati utilizzati documenti non sequestrati in corso di indagini, non acquisiti nel fascicolo processuale e quindi esterni al processo e non conosciuti dalle controparti. La difesa si è impegnata a produrre gli originali entro il 30 maggio. Dopodiché il 12 giugno toccherà alle accuse presentare le proprie deduzioni e permettere al giudice di esprimersi nel merito (se ammetterli o meno) all’udienza del 20 giugno.

Questo è avvenuto ieri al termine del controesame di Messineo. Un controesame nel corso del quale il pm Volta ha messo in difficoltà il tecnico chiamato dalla difesa Solvay. In particolare sul punto delle precauzioni utilizzate nell’ambiente delle autoclavi.

Secondo Messineo “l’operatore che andava ad aprire il boccaporto delle autoclavi non si metteva sopra lo stesso, ma in posizione defilata: i vapori vanno in alto perché sono caldi e di conseguenza non c’era una esposizione diretta”. Eppure “i lavoratori – ha fatto notare l’accusa – dicono che quotidianamente per controllare il livello di acqua nell’autoclave si affacciavano sul boccaporto”. E se è vero, come sostiene il consulente, che i valori altissimi di concentrazione di cvm misurati in fabbrica erano dovuti a “errori nelle modalità operative”, “erano stati predisposti – chiede la Volta -strumenti atti a evitare tali errori? siamo certi chi era nei pressi dell’apertura del boccaporto non subisse un’esposizione? le sonde e i gascromatografi per provarlo arrivano solo dopo il ’74…”.

E di fronte alla risposta di Messineo, che “se non definiamo la quantità è difficile dire se ci sia stato un assorbimento”, la pm incalza: “come faccio io datore di lavoro per assicurare la salubrità dell’ambiente a tutti gli operai se non riesco a calcolare in qualche modo se c’è o meno un assorbimento?”.

Domande che potrebbero comunque rimanere senza risposta, in attesa che il giudice Diego Matellini sciolga la riserva sull’eccezione di parte in ordine all’ammissibilità della consulenza.

Sorpassata questa fase, al termine della fase istruttoria l’accusa dovrebbe chiedere al giudice di chiamare a testimoniare due ricercatori che han preso parte ai lavori dello Iarc sin dagli anni ’60, Franco Berrino, dell’Istituto Tumori di Milano, e Benedetto Terracini, dell’Università di Torino. Oltre a loro verrà chiamato Christopher Wild, direttore dell’agenzia Iarc di Lione per approfondire la metodologia di lavoro e il significato di quelle conclusioni nell’ambiente scientifico, dal momento che i consulenti della difesa hanno mosso critiche all’attendibilità della ricerca dello Iarc.

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